lunedì 8 novembre 2021

Legendborn

Legendborn, di Tracy Deonn.

E vediamo fare ripartire questo blog anche con delle recensioni.
Nota: è una delle meno organizzate che abbia scritto, ci devo riprendere la mano.

After her mother dies in an accident, sixteen-year-old Bree Matthews wants nothing to do with her family memories or childhood home. A residential program for bright high schoolers at UNC–Chapel Hill seems like the perfect escape—until Bree witnesses a magical attack her very first night on campus.
A flying demon feeding on human energies.
A secret society of so called “Legendborn” students that hunt the creatures down.
And a mysterious teenage mage who calls himself a “Merlin” and who attempts—and fails—to wipe Bree’s memory of everything she saw.
The mage’s failure unlocks Bree’s own unique magic and a buried memory with a hidden connection: the night her mother died, another Merlin was at the hospital. Now that Bree knows there’s more to her mother’s death than what’s on the police report, she’ll do whatever it takes to find out the truth, even if that means infiltrating the Legendborn as one of their initiates.
She recruits Nick, a self-exiled Legendborn with his own grudge against the group, and their reluctant partnership pulls them deeper into the society’s secrets—and closer to each other. But when the Legendborn reveal themselves as the descendants of King Arthur’s knights and explain that a magical war is coming, Bree has to decide how far she’ll go for the truth and whether she should use her magic to take the society down—or join the fight.


Detto sinceramente: se non fosse un libro che riguarda il ciclo arturiano non sono sicura che ne avrei parlato: è passato davvero tanto tempo. 
Ma alla fine ho fatto la pagina apposita delle recensioni a tema, non posso lasciarla troppo sguarnita!

Legendborn, scritto da Tracy Deonn, è un romanzo che ho preso per due semplici motivi :la componente arturiana e l'essere rimasta orfana di Albion.
Sono partita con delle aspettative non tanto sulla qualità ma sullo svolgimento di trama, e invece la Deonn è riuscita a sorprendermi.

Partiamo dalla componente arturiana-mitologica e dal suo impatto sulla trama: Bree è una ragazzina che ha da poco perso la madre e sospetta che l'incidente che l'ha uccisa non sia naturale. 
Ora, da adolescenti perdere un genitore è uno dei lutti peggiori che possano capitarti, perciò l'idea di vederlo come pretesto per entrare in un mondo fantasy non è che mi facesse impazzire. Ma a sorpresa la Deonn non lo fa: il lutto non è un pretesto, ma la motivazione. Un evento così recente da essere il fulcro del personaggio, la ferita pulsante che muove Bree in quasi ogni pagina
Ho trovato realistico come il lutto e la sua elaborazione fossero l'arco narrativo di Bree, non lo scalino da cui farla partire per diventare la più powah di sempre.
Ammetto che non sono rimasta particolarmente stupita quando ho letto che Tracy Deonn ha scritto il libro anche con l'intento di elaborare la perdita della propria madre.
Ma se ho trovato la componente fantasy ben integrata in quello che è il mondo interiore della protagonista, non ho apprezzato per niente il modo in cui la quotidianità di Bree scompare completamente una volta che entra a fare parte dell'organizzazione segreta. Niente studio, niente lezioni, niente di niente. È l'unico punto che ho trovato davvero molto sbilanciato.

Per il resto, Tracy Deonn in questo libro parla molto di rappresentazione: ci sono personaggi con orientamenti sessuali ed identità di genere differenti, ma soprattutto si parla di razzismo e discriminazione. Bree non è solo una ragazza nera: è una ragazza nera inserita in un contesto prevalentemente bianco, che poi diventa un contesto ancora più bianco. 
Vediamo che anche se non ci sono abusi fisici o verbali da parte della polizia, Bree è quella che viene tenuta d'occhio. È quella a cui qualcuno può dare una giacca perché ovviamente se si trova in determinati edifici è perché ci lavora, non perché è stata invitata.
Per buona parte del libro vediamo una mitologia tipicamente europea dipanarsi tra le pagine, ma quando la tua protagonista ha discendenze africane, è più che logico aspettarsi che ad un certo punto questo argomento diventi più ampio: c'è la magia, ma non c'è solo quella portata dai fenomenali discendenti di Artù e dei suoi Cavalieri. Non può esserci se hai anche i discendenti di chi si porta dietro una cultura tribale soffocata nel sangue e nelle piantagioni. Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui due realtà storiche spesso percepite come lontane (il medioevo europeo e lo schiavismo americano) siano andate ad intrecciarsi all'interno della trama, assieme al contesto culturale che siamo abituati ad associare loro.
Mi è piaciuto abbastanza da farmi passare sopra alcune ingenuità di trama, al fatto che Bree sembri non doversi mai impegnare per riuscire in quello che fa, ad alcune coincidenze un po' troppo coincidenze, a dei comprimari che non mi sono sembrati particolarmente incisivi, alla componente romantica che sembra lì perché deve starci per contratto e non perché abbia effettivamente senso che ci sia.

Un libro non perfetto, con evidenti debolezze, ma con altrettanti punti di forza, che nell'insieme mi ha convinto abbastanza da decidere di prendere il secondo.
E poi punto a favore per aver mostrato in modo positivo e normale la terapia.


3 commenti:

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  2. Uh, perché non sapevo che fosse basato sul ciclo arturiano?

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