lunedì 7 giugno 2021

Circe

Circe, di Madeline Miller.

Se non è vero che Madeline Miller sta scrivendo il retelling del mito di Pandora io non mi riprenderò mai dal dolore.

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell’antichità.

Di Madeline Miller ho apprezzato La canzone di Achille, al punto che dopo averlo letto in inglese l'ho preso anche in italiano, pertanto ero curiosa di leggere Circe, storia ambientata nello stesso mondo che già abbiamo conosciuto, ma che ce ne mostra personaggi e lati diversi.
Sono partita un po' impreparata, lo ammetto: l'altra volta avevo letto L'Iliade prima di lanciarmi nel retelling, ma stavolta non ho avuto né il tempo né la voglia di leggere L'Odissea, e ciò che dirò adesso di basa sui ricordi della mia precedente lettura secoli orsono e della visione dell'ottimo sceneggiato RAI: come l'altra volta, il massimo difetto per me sta nell'aver trovato forse un'eccessivo addolcimento della natura della protagonista, di cui avrei apprezzato una maggiore ambiguità mentre la scrittura tende a giustificare un po' troppo azioni che solo ripensandoci realizzi essere abbastanza... controverse.
E questo è quanto. Per il resto Circe mi è piaciuto moltissimo.

Circe, nella mitologia, è un personaggio secondario: la sua apparizione più famose è appunto nell'Odissea, la maga incantatrice che tramuta gli uomini in maiali e che con Ulisse avrà una relazione. Non conosco nulla del suo mito che non venga da Omero o dalla Miller, ma la mia impressione è che si tratti di uno di quei personaggi che non è protagonista nella sua storia ma comprimaria in quelle altrui. Lo dico perché questa caratteristica la Miller la mantiene per tutto il romanzo, ma andiamo con ordine.
Come ho scritto più su, questa storia è ambientata nello stesso mondo de La canzone di Achille, ma se là eravamo immersi nel regno degli umani con alcune comparsate divine, qui siamo esattamente all'opposto: il mondo degli dei con qualche comparsata degli umani. Non siamo nell'Olimpo, però: siamo con le divinità che c'erano prima, quelle che Zeus e i suoi fratelli hanno sconfitto, che con il nuovo pantheon hanno instaurato una fragile tregua che - se dovesse essere infranta - causerebbe un massacro e l'annientamento di uno degli schieramenti.
Circe è la figlia primogenita di Elios e di una ninfa, una bambina diversa per poteri, aspetto ed indole da chiunque abiti il suo mondo: cresce tra divinità e creature che non hanno nessuna tenerezza e affetto, ma potere ed arroganza, e questa bambina che invece brama l'amore, che prova empatia senza saperne il nome, che spera nella gentilezza, spicca come una margherita tra le rose.

Conosciamo Circe fin da piccola, lei e il suo senso di inadeguatezza, vittima perfetta per le crudeltà dei suoi fratelli. Quasi crea fastidio nel lettore, per quanto fragile e debole appare, quasi non ti accorgi che lei, invece, resiste sempre. Non si spezza né si piega e quando scopre i propri doni porta il caos perché è un potere nuovo.
Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero.

In questo libro non c'è una vera e propria trama: Madeline Miller ricostruisce e ripercorre quelli che sono gli episodi che riguardano Circe, creando una struttura che procede ad episodi, il cui filo comune è appunto la protagonista e come la sua visione del mondo muta mano a mano che prende parte ad alcuni degli episodi più conosciuti della mitologia greca. 
Per questo dico che rimane l'impressione che Circe non sia mai parte attiva degli eventi: è presente quando nasce il Minotauro, incontra Medea, ricorderà sempre Dedalo... ma lei è testimone delle loro imprese, e per me questo non è un difetto, anzi.
Circe è prigioniera, confinata sulla sua isola e tagliata fuori dal mondo anche se - come le faranno presto notare - il mondo non è tagliato fuori dalla sua dimora. È ovvio che, vivendo in tale voluto isolamento, lei sia una specie di costante, una figura che appare fugace nelle avventure altrui, per cui Eea non è che una tappa.
Mi è piaciuto il contrasto tra tutti coloro che ruotano intorno a Circe, vivaci e mutevoli, laddove lei è costretta a rimanere dov'è, a crescere ed evolvere in un luogo dove nulla cambia, come al di là del potere che Circe possiede si capisca sempre che gli dei sono più potenti di lei, che il suo è un dominio effimero... eppure quanta, quanta soddisfazione, le volte che questa maga punta i piedi e dice no.
Tu non sai quello che posso fare io.

Non siamo di fronte ad un libro particolarmente adrenalinico: essendo Circe esiliata, essendo la struttura ad episodi, ci troviamo di fronte ad una narrazione più introspettiva rispetto a quella trovata ne La canzone di Achille, con un grosso turnover di personaggi secondari in virtù della natura divina - e conseguente longevità - della protagonista. Eppure non mi ha mai annoiata, anche se ammetto che nell'ultima parte ho iniziato a provare una cerca stanchezza, il desiderio che si arrivasse finalmente al punto della storia.
Forse cinquanta pagine in meno gli avrebbero giovato, non so.

Comunque si è trattato di una lettura che ho molto apprezzato, in particolare anche qui ho potuto notare la conoscenza della mitologia di Madeline Miller visto che non si è rifatta solo all'Odissea ma anche ad alcune opere che, purtroppo, ci sono arrivate solo come racconti.

Insomma, Circe per me è un gran bel romanzo che riesce a mostrare una discreta versatilità dell'autrice pur rimanendo nello stesso ambito: non riesco a dire se sia migliore o peggiore de La canzone di Achille, perché per quanto siano entrambi retelling di un mito greco, per quanto siano scritti dalla stessa autrice, sono troppo diversi per personaggi, storia e modo in cui questa viene narrata.

4 commenti:

  1. Lo leggerò sicuramente, ma prima spunto La canzone di Achille: ce l'ho in libreria da anni!

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  2. Ancora non ho letto niente di Miller, ma ho già in wishlist Achille e ora mi tocca aggiungere anche questo perché mi attrae davvero moltissimo! E, sì, anche a me piacerebbe tanto un retelling di Pandora! E' uno dei miei miti preferiti!

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    1. Pandora è anche un mito di cui ho letto pochissimo, per cui sono particolarmente curiosa in merito 😊

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