sabato 14 febbraio 2015

Terminator Salvation


In retrospettiva "L'inizio della fine" è un sottotitolo molto azzaccato, anche se all'epoca pensavamo che fosse la fine della fine e ne eravamo pure abbastanza felici.
Spoiler.

Terminator Salvation, uscito nel 2009, faceva parte di un progetto ambizioso: dare il via ad una nuova trilogia del franchise che mostrasse la guerra contro le macchine e arrivasse a 'chiudere il cerchio', anche se non c'era mai stato un cerchio da chiudere.
All'inizio ero speranzosa: Christian Bale nel ruolo di John Connor, Helena Bonham Carter nel cast, Sam Worthington (allora sulla cresta dell'onda) in un ruolo significativo e il ritorno di Kyle Reese come personaggio.
Ammetto che la prima cosa che frenò le mie aspettative fu la notizia che il personaggio di Sam Worthington sarebbe stato co-protagonista, poi evolute in "John Connor non sarà il protagonista".
Perchè a volte quando fanno questi film che dovrebbero campare sui fan si dimenticano cosa vogliono i fan: non puoi illuderci che finalmente vedremo John spaccare il culo a Skynet e poi darci le mirabolanti avventure di qualcun altro.
Ma siete idioti?
Potrebbe sembrare che il problema del film sia che non ha fatto quello che volevamo, ma in realtà i problemi principali sono due.
Il più perdonabile è una trama non proprio bellissima, a volte confusa e con alcuni grossi punti interrogativi a livello di continuity.
Il secondo, e non perdonabile, è la sceneggiatura che oscilla tra l'atroce e il ridicolo. Fa così schifo che in diverse scene senti il dubbio dei doppiatori, come se stessero cercando di dissociarsi dall'idiozia dei dialoghi.
Esempio: Marcus (personaggio di Worthington), assieme a Kyle Reese, è inseguito da una macchina. Salgono a bordo di un'auto (con ancora il pieno di benzina) e fuggono. Per essere libero di sparare Marcus affida il volante a Kyle, che protesta immediatamente di non saper guidare. Dopo che si sono quasi schiantati un numero imprecisato di volte, Marcus - irritatissimo - lo scosta all'insegna del "Facciamo che guido io, eh?"
Reazione dello spettatore: "Ma se lui ti ha detto subito che non era capace, e sei stato tu a dirgli di farlo!"
Queste meravigliose sceneggiature che si scordano cosa è successo un paio di minuti prima, nella speranza che lo faccia anche il pubblico.

Ma passiamo alla trama: nel 2003 Marcus Wright, detenuto nel braccio della morte, viene convinto dalla dottoressa Serena Kogan a donare il suo corpo alla scienza. Poco dopo la sua esecuzione scoppia il Giorno del Giudizio, inizia la guerra tra le macchine e gli umani e John Connor... non è a capo della Resistenza: quanto rimane dell'esercito è felice di arruolarlo ma non salta di gioia all'idea di affidare tutta la responsabilità a quello che era un civile, che al massimo potrà fare il simbolo per le masse.
Se l'idea di un John che deve lottare per adempiere al suo ruolo in un mondo che non è più quello profetizzato è interessante, meno interessante è tutto il resto: nel 2018 Marcus si risveglia. È vivo e vegeto, non è invecchiato di un giorno e non ha la più pallida idea di cosa stia succedendo. Dopo aver rischiato di essere accoppato da un modello abbastanza datato di Terminator viene salvato da un'adolescente e da una bambina muta.
Il ragazzino è un giovanissimo Kyle Reese, la piccola si chiama Star.
Ora, io penso subito un'altro trio se mi metti insieme il grosso che picchia, il ragazzino sveglio e la bambina muta in un mondo post-apocalisse nucleare. E Ken il Guerriero neanche lo guardavo perchè ero piccola e non ci capivo niente (ma riconoscevo che la sigla era notevolmente figa).

Quindi abbiamo due trame che vanno avanti in parallelo: da un lato il tentativo di raggiungere la Resistenza da parte dei tre disgraziati, dall'altra John che combatte e gli umani che forse hanno trovato il modo di sconfiggere Skynet in anticipo (come potrà mai finire, se mi dici subito che il film dovrebbe essere il primo di una trilogia?).
Solo che, nel frattempo, John scopre che Kyle è il ricercato numero uno di Skynet, che la produzione dei modelli da infiltramento sta iniziando prima del previsto... e di base un pastrocchio che va avanti non si sa per quale motivo.
Le interazioni tra i personaggi non hanno senso: Marcus non si fa nessuna domanda sul perchè il mondo sia in quelle condizioni, quelli che incontra non si chiedono come faccia a non sapere nulla visto che è 15 anni che sono messi così. Blair Williams, la peggior pilota del mondo nonchè la donna con la miglior messa in piega e i denti più bianchi del mondo, gliela vuole dare appena lo vede (particolarmente esilarante se si ricorda che Kyle aveva detto che le donne del futuro erano dure e buone combattenti, che Sarah lo affascinava in parte per il conrasto... però qui sono gnocche stratosferiche), e si fida di lui più che dei suoi commiltoni perchè... perchè gliela vuole disperatamente dare, suppongo.
John è questa specie di soldato leggendario che ogni volta che lo vediamo in azione tutta la sua squadra muore, poco carismatico e testardo al limite dell'idiozia.
Anche qui: in continuity abbiamo un John con un Terminator come padre surrogato, e un futuro John ucciso da quel modello per via del particolare legame venutosi creare tra macchina e uomo. Poi, nel Salvation, mi metti un John che quando si trova di fronte a Marcus trasformato in un cyborg, inconsapevole, sconvolto, confuso e convinto di essere umano... decide di giustiziarlo così, su due piedi, senza cercare di capire.
The fuck?
La collaborazione tra i due nasce dalla necessità: Skynet ha catturato Kyle (come ha fatto Skynet a sapere chi è il padre di John? Ne erano a conoscenza solo lui e Sarah, nemmeno Kyle l'ha mai saputo), ed è super necessario salvarlo.
Quindi c'è la corsa contro il tempo: Marcus e John devono infiltrarsi prima che la Resistenza faccia saltare tutto l'impianto, e segue la degna parte finale, pastrocchiata quando non ridicola, che ti lascia con l'amletico dubbio: ma Marcus, alla fine dei conti, a che cosa serviva?

In linea teorica il personaggio avrebbe dovuto far nascere un dibattito sul confine tra macchina ed uomo, perchè Marcus non è più nessuno dei due ma si identifica col secondo, ma all'atto pratico serve solo a distogliere lo sguardo da quello che il pubblico voleva vedere, ossia il mondo di Terminator durante la guerra.
Un mondo che, stranamente, si discosta abbastanza da quanto visto tramite flashack:

Uguale proprio

Claustrofobico
 
Davvero opprimente e desolato
Perfino il Genisys sembra meglio, da questo punto di vista.

Ma gli attori? A volte una buona recitazione può salvare l'insalvabile. Potete stare certi che non è questo il caso: loro, poveretti, fanno quello che possono ma i personaggi sembrano delle trappole mortali in grado di imprigionare anche l'interprete più capace. Christian Bale è bloccato nello stereotipo del rude eroe, Sam Worthington è messo meglio ma azzoppato dai dialoghi.
Helena Bonham Carter probabilmente ha passato il tempo sul set chiedendosi cosa si aspettassero da lei, visto che il suo ruolo è spiegare la trama per i bambini più disattenti a venti minuti dalla fine o giù di lì.

Il film, come il terzo capitolo, funziona solo nel momento in cui entra in gioco il fattore notalgia: quando citano, quando riescono ad azzeccare il momento in cui far partire l'iconico tema musicale, quando John vede per la prima volta Kyle (e fa sempre malissimo quando John vede per la prima volta Kyle). Più l'Arnold in CG, a seconda che lo si trovi fatto bene o ridicolo.
In definitiva? Per quello che mi riguarda questo film non vale la pena guardarlo.


Oh, adesso per far fuori i terminator basta un colpo in testa

Nessun commento:

Posta un commento