mercoledì 23 settembre 2015

A Dance with Dragons

A Dance with Dragons, di George R.R. Martin.

A quanto pare sto facendo la recensione dei dispari.
Spoiler vaghi. E una gif figa della quinta serie del telefilm.

In the aftermath of a colossal battle, Daenerys Targaryen rules with her three dragons as queen of a city built on dust and death. But Daenerys has thousands of enemies, and many have set out to find her. Fleeing from Westeros with a price on his head, Tyrion Lannister, too, is making his way east - with new allies who may not be the ragtag band they seem. And in the frozen north, Jon Snow confronts creatures from beyond the Wall of ice and stone, and powerful foes from within the Night's Watch. In a time of rising restlessness, the tides of destiny and politics lead a grand cast of outlaws and priests, soldiers and skinchangers, nobles and slaves, to the greatest dance of all.

A Dance with Dragons è stato un libro attesissimo: teoricamente sarebbe dovuto uscire un anno dopo A Feast for Crows, visto che per buona parte è l'altra metà di quella storia.
All'atto pratico è uscito dopo sei anni, e l'attesa ha avuto le sue conseguenze... non necessariamente positive: dopo tre volumi adrenalinici con rivelazioni e colpi di scena ogni due capitoli o quasi, AFfC è stato il momento di fermarsi e tirare le somme. Il momento di assestare la situazione, per quanto possibile, di preparare i nuovi giocatori e le nuove scacchiere.
E dopo sei anni siamo ancora lì, a fare la stessa cosa in altre parti del mondo.
Non nego di aver apprezzato di più questi due libri dopo averli inseriti in una rilettura della saga, senza l'ansia del 'e ora cosa succederà', ma credo fermamente che il loro valore come tasselli della storia sarà accertato una volta che saranno usciti The Winds of Winter e A Dream of Spring: all'inizio pensavo che a Martin la storia stesse sfuggendo di mano perchè ha chiari l'inizio e la fine, ma non la parte centrale. Ora penso che sia il contrario: ha tutto fin troppo chiaro. Conseguenze politiche, sociologiche, psicologiche... Martin vede tutto e non sa dove tagliare, cosa cancellare da quell'immenso affresco che è Westeros.
Ed ecco quindi lo scontro religioso che si profila all'orizzonte, il nodo di Mereen, le congiure della Cittadella, i progetti del Nord e del Sud, tutta la sottotrama delle Isole di Ferro, Lady Stoneheart... cose interessanti ma che non si capisce dove si collochino rispetto a quello che - ormai, a due libri dalla fine - dovrebbe essere il conflitto centrale: la guerra contro gli Estranei.
Invece su questo fronte siamo ancora fermi, le informazioni date col contagocce: chi è Azor Ahai rinato? Dov'è Lightbringer (dando per scontato che quella di Stannis sia fasulla)? Perchè Melisandre considera Bloodraven - e Bran - alleati degli Estranei?
La stessa storia del Night's King è stata confermata da Game of Thrones, non dai libri. E speriamo che sia vera anche per i libri.
Possiamo averlo anche scritto?
E questo libro sembra fare addirittura passi indietro e non avanti: questo è il libro delle sconfitte e dei fallimenti, in cui tutti perdono anche se sono su schieramenti diversi od opposti. Tutti i personaggi che hanno ottenuto qualcosa (volenti o meno) provano a costruire qualcosa, salvo trovarsi con un pugno di mosche in mano. Perchè al quinto libro abbiamo ancora bisogno di sbattere la faccia con il tema ricorrente della serie: solo nelle favole le decisioni impopolari salvano il mondo, e spesso lo fanno solo perchè la parola 'Fine' arriva prima che se ne vedano le conseguenze.
E non sono ironica quando dico che al quinto libro ancora Martin ce lo dimostra: l'idea che ad un certo punto le cose si metteranno bene per qualcuno è troppo radicata nel lettore per non restarci di sasso quando, invece, tutto va di male in peggio per più o meno chiunque.
Di nuovo!
Ci sono le decisioni impopolari e ci sono le conseguenze: scontento, rabbia, castelli di carta che crollano rovinosamente.
In effetti c'è addirittura un personaggio dedicato completamente allo scopo: la sua trama è la decostruzione del clichè 'principe arriva sul cavallo bianco a salvare la principessa', solo che la principessa è una regina e il principe non è lì per passione ma per politica. Che lui ne sia perfettamente consapevole e non volesse essere lì in primo luogo aggiunge tragedia alla tragedia di una povera pedina sacrificabile che tutti - lettori e personaggi - ci siamo un po' chiesti che ci facesse a Mereen.
Ma ci sono anche punti altissimi: tutto l'arco narrativo di Reek, che è terribile e splendido e sono pronta a litigare sul fatto che sia una delle cose più belle della saga. Il pov di Barristan Selmy, coi suoi retroscena, la sua amarezza. Lord Manderly e the North remembers. Jeyne Poole, la Sansa senza la protezione del nome. Cersei e il cammino della vergogna.
E da queste rovine ombre che si avvicinano, nuovi arrivati che possono sfruttare la situazione, e l'irritazione del lettore perchè le sofferenze di chi hai seguito per anni spianano la strada a dei novellini mai visti prima (non tu Griff, parlo di Young Griff).
Oddio, messa così sembra quasi che la trama rimanga ben piantata dov'è quando invece succedono diverse cose e molte altre vengono preparate: tutta la parte di Winterfell è praticamente perfetta, e anche Davos si trova di fronte a personaggi che permettono di avere momenti molto Fuck Yeah (per favore, possiamo avere i Manderly nel telefilm? sono protagonisti scene epiche), e il matrimonio di Alys Karkstar è così geniale e adorabile (per quanto possibile) che vorrei una serie spin-off su di lei e il nuovo marito. E non ha prezzo vedere un matrimonio combinato da Jon Snow, su tutti ( <- cose di cui il telefilm ci ha privato).
In questo libro si parla tanto anche del passato: con l'ingresso di Jon Connington (uno dei migliori amici di Rhaegar) nella trama principale, con l'aggiunta del pov di Barristan Selmy, con i discorsi di Barbrey Dustin, con Bran che inizia ad usare il terzo occhio, si aprono un bel po' di finestre non solo su quello che è successo durante la Ribellione di Robert e al Torneo di Harrenhal... ma anche su quel generico quanto affascinante prima.
Ciò - ovviamente - non può non portare alla nascita di nuove teorie.
Perchè già ce ne sono poche.
Gioca a: Trova le Teorie
Alla fine Martin si può amare od odiare, ma bisogna rendergli atto di una cosa: è stato bravissimo nella gestione del fattore rilettura.
A Song of Ice and Fire è divertente da rileggere: per riconoscere gli indizi, per mettere insieme la storia del passato, per fare teorie ed interpretare profezie, per riconoscere retroattivamente i personaggi (perchè su Bloodraven investi emotivamente all'istante solo se ti sei preso la briga di ricordarti che, hey, tra i personaggi importanti di un secolo fa c'era anche lui... ed è più probabile che succeda alla seconda lettura che non alla prima), per emozionarti degli easter egg letterari (le armi di Duncan nell'armeria di Brienne!).
Martin è lentissimo a scrivere, ma almeno ha scritto una serie che non ti annoi affatto a riprendere in mano.
Detto questo, possiamo avere The Winds of Winter entro la fine del mondo?

9 commenti:

  1. Leggendo la tua recensione mi sono accorta che non mi ricordo più niente della saga (chi cavolo è Bloodraven? O_o) Urge rilettura. E sì, anche io voglio The Winds of Winter entro la fine del monto T_T

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    1. Il corvo con tre occhi. Ricordando nome (Brynden Rivers) e il soprannome (Bloodraven, appunto) nei vari libri è possibile ricostruire la sua vita, perciò quando lo si vede di persona fa tutto un'altro effetto.
      Se te lo ricordi.
      Chi cavolo fosse me lo sono chiesto anche io quando, all'uscita di ADwD, mezzo internet esplose con 'L'AVEVO DETTO CHE ERA BLOODRAVEN!!!!111!!!1'

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  2. In genere Martin mi fa sempre imprecare durante la lettura dato che la maggior parte dei fattacci sono annunciati quasi con uno squillo di trombe e io non me ne rendo conto (Robb, Robb, Robb, che razza di deficiente T_T) però è anche vero che dopo aver letto i suoi libri gli altri fantasy non ti piacciono più, cominci a trovargli tutti i difetti possibili.

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    1. Io mi rendo sempre conto che i fattacci erano annunciati quado rileggo D:
      Però Martin on influisce nel mio giudizio sugli altri fantasy: ogni autore ha le sue particolarità, e i suoi punti di forza :) però ricordo il trauma quanto lo lessi la prima volta... avevo letto solo Eddings e Brooks, prima XD

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  3. Non ho letto tutto per non spoilerarmi niente, ho ancora la convinzione che, prima o poi, questa serie la finirò. Non credo che sia una convinzione molto reale... anzi, mi sembra molto utopistica, ma io ci provo! Comunque sappi che la mia convinzione è tutta colpa tua!

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  4. Oddio, forse prima o poi mi toccherà davvero una rilettura per apprezzare appieno tutti gli indizi, i risvolti, i personaggi... anche perché questo l'ho letto quest'anno e già non mi ricordo più chi è Bloodraven!

    tutto l'arco narrativo di Reek, che è terribile e splendido e sono pronta a litigare sul fatto che sia una delle cose più belle della saga. Il pov di Barristan Selmy, coi suoi retroscena, la sua amarezza. Lord Manderly e the North remembers. Jeyne Poole, la Sansa senza la protezione del nome. Cersei e il cammino della vergogna.

    A parte Jeyne Poole, che mi interessava solo di rimbalzo per dove porella è andata a finire, concordo nel dire che quelle che hai citato sono le cose più belle di questo libro, e concordo pienamente con la prima. Martin è riuscito a farmi cambiare parere su un personaggio che è passato da "non mi piace" a "non odio neanche Jeoffry così tanto" ed ora è quello che di cui aspetto maggiormente di leggere nel prossimo libro.

    P.S.
    Non ho visto la serie se non piccoli spezzoni solo per rimanere delusissima di come sono state rovinate e svilite le mie scene preferite. Non mi dilungo a parlarne però se ti va di dare un'occhiata ne ho parlato qui: http://www.naufragio.it/iltempodileggere/18554, solo che la mia recensione non è neanche lontanamente interessante come la tua! :)

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    1. Ti consiglio la rilettura: è una saga dove si scopre sempre qualcosa, o si nota sempre qualcosa :P
      E ora corro a leggere la tua :D

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    2. Penso che la rifarà sicuramente un rilettura, ma più in là. Non so, forse nella lunga attesa per A Dream of Spring...

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