martedì 26 aprile 2016

Avevano spento anche la luna

Avevano spento anche la luna, di Ruta Sepetys.

Qualche anno fa Avevano spento anche la luna fece il giro dei lit-blog: le recensioni entusiaste e il tema particolare me lo fecero recuperare con l'intenzione di leggerlo quanto prima, poi me lo sono completamente dimenticato nel kindle finchè non ho deciso di smaltire con un minimo di criterio la TBR.
Ecco, con anni di ritardo rispetto al caso letterario, la mia recensione.

Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi , chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell'universit, sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verr deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senzaritorno tra le ste ppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all'arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c' qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignit. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. l'unico modo, se c', per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi. Lina si batte per la propria vita, decisa a non consegnare la sua paura alle guardie, giurando che, se riuscir a sopravvivere, onerer per mezzo dell'arte e della scrittura la sua famiglia e le migliaia di famiglie sepolte in Siberia. Ispirato a una storia vera, Avevano spento anche la luna spezza il silenzio su uno dei pi terribili genocidi della storia, le deportazioni dai paesi baltici nei gulag staliniani. Venduto in ventotto paesi, appena uscito in America balzato in testa alle classifiche del New York Times. Definito all'unanimit da librai, lettori, giornalisti e insegnanti un romanzo importante e potente, racconta una storia unica e sconvolgente, che strappa il respiro e rivela la natura miracolosa dello spirito umano, capace di sopravvivere e continuare a lottare anche quando tutto perso.

C'è un punto in comune, nella maggior parte delle recensioni che ho letto: come, grazie a questo libro, in tanti siano venuti a conoscenza delle deportazioni del regime comunista. Dei Gulag, della Kolyma, della violenza quotidiana, della censura. Di persone mandate a morire senza alcuna colpa, spesso con le loro famiglie.
La fame, il freddo, la fatica.
Per me non è stato così: sapevo già degli orrori russi, quindi questo libro non mi ha svelato niente.
Forse è per questo che la mia esperienza è stata decisamente deludente: Avevano spento anche la luna non mi ha trasmesso nulla. L'ho trovato senz'anima e - per certi versi - la fiera dalla banalità.
Ora, prima di mettermi a dire perchè e per come non mi è piaciuto, indoro un'attimo la pillola: tanto per cominciare, l'intento dell'autrice non è malvagio. Sull'Olocausto e sui genocidi la narrativa tende  a dividersi in due: i libri per bambini, che cercano di spiegare ai piccoli cosa è successo senza traumatizzarli per sempre; e quelli per adulti, di cui alcuni possono essere apprezzati anche dagli adolescenti. Per questo motivo che Ruta Sepetys abbia scritto un libro su quest'argomento mirato ai giovani non è una cosa negativa: si è documentata, ha scelto una tragedia più sconosciuta di molte altre e ha trattato l'argomento con rispetto. Come ho detto, tanti hanno scritto di come questo libro gli abbia aperto gli occhi, ed è positivo.
Ma un libro non è costituito solo dai suoi intenti, e questo qui - nonostante il tema - non mi ha mai coinvolta: non ho mai avvertito la paura, la sofferenza, la perdita progressiva dell'umanità in favore dell'istinto di sopravvivenza, anzi. La storia di Lina e della sua famiglia somiglia molto poco ad racconto realistico e molto a quello che una ragazzina si immagina: non lo dico in modo negativo, perchè è difficile da adulti capire cosa fossero davvero quelle situazioni, figuriamoci a tredici anni, ma ecco... l'altruismo sempre e comunque, il buon cuore, il cameratismo, la sfida all'aguzzino, sopportare eroicamente, sono tutte cose che si trovano più nei romantici ideali di un'adolescente che nella storia. E credo che quando si parla di argomenti simili, si debba cercare di mostrare la realtà più che nutrire la fantasia.
In Avevano spento anche la luna è come se l'autrice cercasse di proteggere il lettore dalla mostruosità che sta descrivendo, col risultato che il libro è poco incisivo dove avrebbe potuto esserlo molto di più: è molto bello che scriva di come Elena sia altruista, amata e rispettata, o di come tutti siano disposti a privarsi di legno nel pieno dell'inverno per costruire una bara, ma non è realistico.
"Con quale facilità l'uomo può dimenticare di essere un uomo" ha scritto Varlam Salamov, che nei Gulag ci ha passato diciassette anni, e che ha raccontato come l'altruismo e l'onore fossero non rubare il pane di un'altro, non il condividerlo. Che si può salvare una gatta dalle botte e dal freddo, nutrirla, amarla, farla sentire amata. E arrivare ad un punto in cui la uccidi assieme i suoi gattini, per poter mangiare.

I personaggi di questo libro non mi sono piaciuti: Elena è buona perchè sì, una santa martire che avrebbe trovato lati positivi in Stalin in persona se ci avesse passato dieci minuti insieme, e a modo suo totalmente irreale, quasi fuori luogo. Viaggia così convinta sul binario della bontà che ad un certo punto ho iniziato a sospettare che fosse dissociata dalla realtà della sua condizione.
Lina è un'altro paio di maniche, irreale e fuori luogo per altri motivi: non sembra che stia vivendo la storia, ma che sia una ragazzina moderna che si indigna per quella storia. È orgogliosa, e questo ci può stare, ma è anche aggressiva, rumorosa, con atteggiamenti di sfida semplicemente impossibili da trovare credibili: risponde male alle guardie, non cerca di passare inosservata, ruba documenti, spesso non è dove dovrebbe essere, e non impara mai la lezione. Alla fine la mia sospensione dell'incredulità era tutta investita nel fatto che l'avessero ammazzata, perchè avrebbe dovuto essere fucilata ogni due pagine o quasi.
Gi altri me li ricordo molto poco: la narrazione è molto distaccata, e questo mi reso molto difficile ricordare chi fossero i comprimari, o interessarmi alle loro vicende. Mi ha lasciato molto perplessa l'accenno alla storia d'amore, perchè per quanto sia giusto un accenno... beh, non mi sembrava esattamente una priorità e - onestamente - non è che me ne importasse più di tanto.
In definitiva apprezzo l'intento, ma non lo trovo particolarmente riuscito: nell'insieme ho trovato il libro molto ingenuo e superficiale, pur senza cattiveria.
Se volete dei libri che vi dilaniano l'anima sul serio e vi fanno sentire in colpa per stare bene, leggete quelli dei sopravvissuti.

6 commenti:

  1. L'argomento non giunge affatto nuovo neppure a me; il libro invece sì, dato che non ne avevo mai sentito parlare (davvero se ne è sentito parlare tanto? Ma perché avrò sempre la testa sulla luna?! XD) In ogni caso, non sembra che io mi sia persa moltissimo: che l'autrice abbia trattato il tema con rispetto è cosa buona e giusta, ma non credo che mi piacerebbe sentirmi così lontana dagli anonimi e banalizzati personaggi! :(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Imho non ti sei persa niente di che: sull'argomento si trovano libri scritti molto meglio e che coinvolgono molto di più (io consiglio tanto I racconti della Kolyma di Varlam Salamov, se non l'hai già letto).

      Elimina
  2. Ciao! Il libro l'avevo visto in giro (e ovunque online) ma non mi aveva mai ispirato particolarmente. Mi sentivo anche un po' una brutta persona a dirlo ma temevo proprio che fosse una cosa troppo... come dire, romanzata e quindi non mi ero mai decisa e la tua recensione mi ha confermato i miei sospetti. Magari se lo trovo in biblioteca e mi sento ispirata lo leggerò, ma non farò lo sforzo di comprarlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me se sei ispirata puoi trovare altro, questo è molto... banale, più che romanzato.

      Elimina
  3. Finalmente qualcuno che la pensa come me su questo libro!

    RispondiElimina
  4. Finalmente qualcuno che la pensa come me su questo libro!

    RispondiElimina