venerdì 27 dicembre 2013

L'Epopea di Gilgamesh

L'Epopea di Gilgamesh, anonimo.

A volte fanno quegli elenchi, quelli dei libri che andrebbero letti almeno una volta nella vita.
Personalmente non è che mi facciano impazzire: la lettura è un piacere, non un dovere. I libri si leggono perchè si amano, perchè si vogliono leggere... non certo perchè qualcuno dice che non sei un lettore se non ha affrontato Guerra e Pace.
Bisogna tenere conto dei gusti, perchè L'Ulisse di Joyce sarà anche un super-classico, ma il flusso di coscienza a quei livelli se uno non lo vuole leggere non gliene puoi fare una colpa. Se non ti piace l'horror, nessuno può ficcarti giù per la gola Poe. E Shakespeare? Chi ha detto che leggere Shakespeare è meglio che guardare il film? Quelli sono stati scritti tutti per essere rappresentati, mica per per essere letti davanti al camino.
Io penso che ci sia solo un libro che, se ci si definisce lettori, si dovrebbe leggere almeno una volta, ed è questo qua. Per un motivo semplice: per quello che ne sappiamo è il primo.

Volevo mettere la trama come faccio sempre, ma è spoilerosa da morire. Ora, in effetti tutto nel libro è spoileroso, dalla quarta di copertina all'introduzione per passare dai titoli dei capitoli (che posso passarci sopra perchè il libro è di circa 4500 anni fa, suppongo neanche sapessero cos'era uno spoiler), ma non vedo perchè dovrei essere io a rovinare l'egregio lavoro compiuto dall'intero team di una casa editrice.

Gilgamesh
Gilgamesh è la storia di un uomo creato dagli dei per due terzi divino e per un terzo mortale, re di Uruk, e assolutamente instancabile. Talmente desideroso di mettersi alla prova, di lasciare il suo nome nella storia per sempre, che tratta i sudditi come se fossero dei giocattoli, delle sue proprietà... al punto che questi chiedono agli dei se gentilmente possono fare qualcosa per risolvere la situazione perchè non lo sopportano più. Gli dei, nella speranza che 2 e 2 si annullino invece di fare 10000, decidono di creargli un compagno di giochi, Enkidu, forte quanto lui però completamente mortale.
Enkidu e Gilgamesh sono gli opposti che si completano invece di respingersi: il re viziato ed arrogante e l'uomo cresciuto con le bestie ed addomesticato da una donna, inizialmente avversari e poi amici per sempre.
In Gilgamesh c'è tutto, c'è l'avventatezza dei giovani, perchè andare a combattere Humbaba è una pessima idea e tutti lo dicono. C'è la lotta tra l'uomo e gli dei, perchè gli antichi pantheon sono composti da creature potentissime ma infantili, e se li combatti non importa cosa farai, perchè sei destinato a perdere. Soddisfare un dio vuol dire offenderne un altro che si vendicherà, perchè per gli dei puoi essere amato ma mai indispensabile. C'è l'amicizia tra Gilgamesh ed Enkidu, c'è la paura della morte.
Gilgamesh ha paura di morire, di sparire senza lasciare nessuna impronta nel mondo, e se all'inizio è suo desiderio compiere un'impresa che lo renda eterno nella storia degli uomini, dopo aver sperimentato il lutto cambia: spezzato dal dolore e dalla paura, Gilgamesh si impegna a cercare l'immortalità vera e propria. Un'avventura che non implica il combattimento ma la ricerca di Utnapistim, l'uomo che ha salvato la vita di tutte le razze dal diluvio divino e per questo ripagato con la vita eterna.

Per quanto ne sappiamo, la letteratura come narrativa parte da qui: ci sono testimonianze più antiche di scrittura, ma questo è il primo protagonista, il primo eroe, ed è umanamente imperfetto: arrogante ed impulsivo, questa storia narrata quattromila anni fa è una storia di crescita, dolceamara perchè tutte le qualità di Gilgamesh non sono nulla senza la saggezza, e la saggezza si ottiene più attraverso gli sbagli che grazie ai successi. In questo senso è diversissimo dagli eroi omerici, che sono dei modelli di virtù per come affrontano le avversità: Gilgamesh diventa un uomo degno di essere ricordato con affetto e stima per la sua saggezza nell'epilogo (come ho detto, all'inizio i suoi sudditi gli darebbero fuoco), e se da un lato sei contento per lui, dall'altro ci stai malissimo perchè la forza vitale, la giovinezza di Gilgamesh sono quello che hai letto, quello di cui era inizialmente così orgoglioso.
Questo libro
Questa storia, nonostante sia così vecchia, è incredibilmente profonda, sul significato della vita e della morte. Gilgamesh all'inizio vuole solo un'eterna fama, ma nel momento in cui è testimone di che cos'è davvero la morte, cambia: vedere qual è la fine di tutto rende l'essere ricordato inutile, vuoto. La morte è definitiva a prescindere da quanti ti ricordino, e lui ha paura. Paura del dopo, perchè all'epoca la religione non prevedeva una ricompensa per i giusti: una volta morto andavi con tutti gli altri (cosa che potrebbe portare ad una discussione sul fatto che migliaia di anni fa c'erano intere civiltà dove ti comportavi bene perchè era giusto farlo, non perchè così gli dei ti davano un premio) in posti non proprio belli e Gilgamesh non vuole, ne è terrorizzato. E paradossalmente trova il significato della propria esistenza cercando un modo di cambiarne l'inevitabile fine, perchè il significato del primo racconto che i nostri antenati ci hanno lasciato, uno dei primi mattoni su cui la nostra cultura è stata costruita, è che nella vita conta il viaggio, che ti porta a mete impreviste. Che ti da risultati inattesi. Che la tua vita può avere un significato diverso da quello che ti aspettavi, da quello che volevi, da quello per cui hai combattuto.
Che è roba già scritta e già sentita, ma che qui, 4500 anni fa, è stata scritta per la prima volta. Perchè anche 4500 anni fa le persone, gli umani, si sedevano davanti ad un tavolo e parlavano di questo, ragionavano di questo.
Del significato che scegliamo di dare alla nostra vita, perchè Gilgamesh non è come gli eroi omerici, come Achille od Ulisse, a cui gli dei fanno fare una scelta, ora e per sempre. Gilgamesh sceglie come percorrere la sua vita da uomo comune, un giorno dopo l'altro, un istinto dopo l'altro, un errore dopo l'altro, e agli dei rinfaccia di averlo creato con l'istinto di vivere, di essere ricordato, e di aver creato un mondo dove tutto porta alla morte.
Ma come dice Samedi il destino degli uomini non è morire: il destino degli uomini è vivere.
Il destino degli uomini è nelle piccole e grandi gioie, nelle piccole e grandi imprese, che ci definiscono proprio perchè c'è una fine, e che contengono il significato di ciò che siamo: non conta come e perchè moriamo, conta come e perchè viviamo.
Una vita imprevedibile, imperfetta, segnata da piccole e grandi cose, che è alla fine ciò che gli dei ci hanno destinato.
E ci sono destini peggiori.

Quarta edizione?
Stilisticamente parlando c'è poco da dire: tavolette di argilla in cuneiforme, incise tante volte, in tante lingue, al punto che è arrivato fino a noi, in così tanti frammenti che si è potuto ricostruire una trama lineare seppur incompleta. Pesantemente adattato (è in prosa), con le forme fisse delle ripetizione (sul serio, non sono capaci di rispondere ad una domanda senza ripetere la domanda per intero), eppure basta una mezza paginetta per rendersi conto che abbiamo sempre saputo scrivere.
Una storia in potenziale continuo aggiornamento grazie all'archeologia.
Una storia che avvalla la teoria che ci sia stato un grande diluvio, perchè Utnapistim è Noè: avvisato dagli dei, salva con un arca tutte le forme di vita. C'è pure la parte del volatile mandato a controllare.

E c'è una cosa che ho trovato interessantissima: sapete quella norma che c'è più o meno in tutte le epoche e in buona parte delle zone? Quella secondo cui il re/capo/signorotto del feudo ha il diritto di consumare la prima notte di nozze in tutti i matrimoni?
Prima interazione tra Enkidu e Gilgamesh
C'è anche qui. Gilgemsh lo fa, e nessuno ne è contento. È una cosa che tutti odiano tranne lui, e quando cercano di convincere Enkidu a contrastarlo, e lui tentenna, è nel momento in cui gli raccontano di questo che si decide ad andare perchè chiaramente Gilgamesh è un pessimo sovrano.
È un'usanza descritta tante volte eppure, in una delle prime testimonianze scritte che abbiamo, ne parlano come di abuso, qualcosa che un re può fare ma che un buon re non fa. Poi certo, non si parla delle conseguenze, e non va ad intaccare l'uomo che Gilgamesh diventerà, ma imho è interessante che il motivo per cui Enkidu decide di sfidare un re sia perchè, fondamentalmente, compie violenza sulle donne.

Su un'altra nota, leggendo questo libro ho shippato Gilgamesh ed Enkidu come se non ci fosse un domani: Enkidu è stato letteralmente creato per completare la vita di Gilgamesh, ed la cosa più etero che li riguardi. Mi sono seriamente chiesta se anche le ragazzine della Mesopotamia li shippavano... insomma, il primo romanzo della storia del mondo è una epic bromance che sfira lo slash. Vorrà pur dir qualcosa. E c'è la mitica scena in cui una dea minaccia gli altri dei per avere sostegno, altrimenti scatenerà l'apocalisse zombie sulla terra, e se non è una scnea che merita di essere letta quella non so davvero cosa lo merita. Più il surreale modo in cui ci si arriva, della serie dalle cazzate nascono le peggiori conseguenze.

Insomma, un libro che sento di dire che va letto. Inizialmente divertente, e non so nemmeno se sia concepito per essere divertente o se lo sembra perchè è vecchio, ma che poi diventa triste e colpisce al cuore.

Fine

5 commenti:

  1. Ho compratol'ebook qualche tempo fa, ma ancora non ho avuto il coraggio di affrontare questa lettura. Questa tua (bellissima) recensione me ne ha fatto venire una gran voglia!

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    1. Se l'e-book è quello che ho io è in versi e a occhio più fedele, ma sono segnate tutte le interruzioni dovute alle tavolette rovinate D: al contrario della versione adelphi che è adatatta in maniera pesantissima e cerca di cucire tra frammenti per la continuità della narrazione.
      Però è così bello, anche in versi e a pezzetti *-*

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    2. Sì, l'ebook è in versi, non so quanto frammentati. Devo dire che però dopo l'esperienza con Saffo le opere incompleteepiene di buchi non mi spaventano più, quindi non penso mi lascerò scoraggiare da questo! :)

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  2. M'hai fatto venire voglia di rileggermelo :)

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    1. In tal caso il mio dovere è compiuto XD

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