mercoledì 19 giugno 2019

La quinta stagione

La quinta stagione, di N.K. Jemisin.

Erano anni che aspettavo il ritorno di N.K. Jemisin nelle librerie italiane: I centomila regni e La luna che uccide ce li siamo filati in quattro, e temevo che fosse stata etichettata come un'autrice che non vendeva.
Ma finalmente eccola di nuovo qui con una trilogia edita dalla Mondadori, che pare avere un solido piano marketing alle spalle.

È iniziata la stagione della fine. Con un’enorme frattura che percorre l’Immoto, l’unico continente del pianeta, da parte a parte, una faglia che sputa tanta cenere da oscurare il cielo per anni. O secoli. Comincia con la morte, con un figlio assassinato e una figlia scomparsa. Comincia con il tradimento e con ferite a lungo sopite che tornano a pulsare.
L’Immoto è da sempre abituato alle catastrofi, alle terribili Quinte Stagioni che ne sconquassano periodicamente le viscere provocando sismi e sconvolgimenti climatici. Quelle Stagioni che gli orogeni sono in grado di prevedere, controllare, provocare. Per questo sono temuti e odiati più della lunga e fredda notte; per questo vengono perseguitati, nascosti, uccisi; o, se sono fortunati, sono presi fin da piccoli e messi sotto la tutela di un Custode, nel Fulcro, e costretti a usare il loro potere per il bene del mondo.
È in questa terra spezzata che si trovano a vivere Damaya, Essun e Syenite, tre orogene legate da un unico destino.

Non ricordo molti dettagli dei libri della Jemisin che ho letto, ma ricordo che mi erano piaciuti molto, in particolare avevo apprezzato il world building. E il world building è uno dei punti di forza de La quinta stagione: per quanto la tentazione sia forte di spiegarvi per filo e per segno perché è così geniale e particolare, cercherò di fare la vaga, per lasciarvi il piacere di scoprire questa ambientazione pagina dopo pagina.
Quello che posso dirvi è che anche questa volta il mondo creato dalla Jemisin è incredibilmente vivo, ricco di mitologia, con una lore complessa e intrigante, e soprattutto che lei non è una di quelle autrici che parte in spiegoni (che non è necessariamente un male - vedi la Flewelling), ma una di quelle che all'inizio ti spiazza perché il mondo lo costruisce piano piano, tenendoti sempre concentrato perché i tasselli te li da, ma sei tu a doverli mettere insieme.
L'Immoto è una terra affascinante, che corre sulla sottile linea che separa il fantasy dal post-apocalittico: è successo qualcosa - cosa non si sa - e il messaggio ecologista, l'occhio volto al futuro che non stiamo cercando di evitare con molta convinzione c'è, ma ci sono anche creature non umane (forse magiche, forse mutati, Adventure Time intensifies) e persone con poteri particolari, a metà strada tra gli X Men e i dominatori. Perché quando sei uno scrittore molto bravo ad una bella storia e ad una bella ambientazione puoi unire più di un messaggio: gli orogeni sono odiati da chi non ha i poteri, e davanti a loro hanno due possibilità, ossia entrare a far parte del Fulcro (perdere la libertà ma usare i poteri per il bene comune), o nascondersi... salvo venire cacciati e uccisi se scoperti.
In questo mondo complesso, infranto, noi seguiamo la vita di tre donne: Essun, il cui marito ha ucciso loro figlio e rapito loro figlia; Damaya, una bambina orogena che si sta per unire al Fulcro; Syenite, una giovane che nel Fulcro già c'è e che sta cercando di ritagliarsi un piccolo angolo di indipendenza in un luogo che non la concede.
È un libro strano, ma per motivi che credo andranno a svanire durante la trilogia: vedete, in questo primo volume sembra mancare una trama a lungo termine, nel senso che noi vediamo un mondo dove stanno succedendo cose immense ed incredibili, ma i nostri personaggi sono... beh, sono persone che ci vivono e hanno degli obbiettivi personali. Vanno avanti come possono con le loro vite, e come possono le loro vite influire sul grande schema degli eventi? Non lo so, ma considerando quanto è ricca l'ambientazione, e quanto sono belli i personaggi che ci stanno dentro, non vedo l'ora di scoprirlo.
Ora farò un paragone azzardato, per cui seguite il mio ragionamento: avete presente L'incubo di Hill House e Shining? La quinta stagione per certi versi me li ricorda: non perché sia una storia dell'orrore, o perché vi siano fantasmi, ma per il fatto che Hill House e l'Overlook Hotel sono dei personaggi veri e propri, che influenzano profondamente i protagonisti. E qui si può dire che l'Immoto è un personaggio al pari di Essun, Damaya e Syenite: un'entità enorme, ferita e arrabbiata, che non è chiaro come si possa calmare o se si possa calmare.
Lo stile della Jemisin è ben oltre la sufficienza: c'è una buona costruzione del ritmo, i momenti di calma servono anche al lettore a tirare il fiato (anche perché se non succede qualcosa di pratico, succede qualcosa di emotivo).
Ho trovato particolarmente interessante la parte dedicata ad Essun, per il mero fattore stilistico: è in seconda persona singolare, che quando usata con cognizione di causa permette un'immedesimazione veramente importante.
Sarebbe bello potersi fermare qui, su queste note entusiaste, ma viviamo in un mondo tale da rendere necessario parlare di ciò che dovrebbe essere normale: la rappresentazione. In una società giusta non dovremmo sottolineare l'importanza di un libro in cui il 99% dei personaggi sono di colore, o dove sono presenti diversi orientamenti sessuali, o una relazione poliamorosa. Ma nella nostra società è doveroso sottolinearlo: questo romanzo ha un'ambientazione complessa e affascinante, dei personaggi ben costruiti, dei misteri che ti fanno venir voglia di leggere i seguiti ieri al più tardi... e ha tutti i personaggi principali di colore: i bianchi sono veramente una minima parte.

C'è anche un'altra cosa che devo segnalare: ho letto molte recensioni in cui veniva detto che le prime cento pagine sono molto lente, e che non bisogna lasciarsi scoraggiare dalla difficoltà iniziale. Onestamente io ho amato tutto da subito, però a quanto pare sono un caso particolare, quindi vi avviso.
Ma leggetelo: è scritto bene, coinvolgente, originale, e affronta temi importanti. Ne vale la pena.

10 commenti:

  1. Vorrei provarci, perchè mi attira, mi spaventa la cosa della lentezza/confusione iniziale di cui ho sentito vociferare... ma credo meriti una possibilità almeno!

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    1. Merita davvero tanto, senza contare che la lentezza iniziale io non l’ho percepita affatto, magari anche per te sarà così :)

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  2. Come sai, ho amato tutta la trilogia, dall'inizio alla fine: sono fermamente convinta del fatto che la Jemisin sia una delle migliori autrici di genere fantasy/sci-fi in circolazione, e ogni sua nuova uscita sembra confermare questa mia impressione... Ad esempio ho finito di recente la raccolta di racconti "How Long 'Till Black Future Month?", e ne sono rimasta folgorata! :)

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    1. Concordo, anche se non la conosco tanto quanto te.
      Stavo pensando di concludere la serie dei Centomila Regni in inglese, ma visto che la Mondadori sta annunciando il mondo mi sa che aspetterò per vedere se la traducono :)
      Comunque prova anche Kate Griffin: si muove su ambientazioni più urbane, ma merita molto anche lei.

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  3. Non il mio genere, ma leggete questa storia raccontata da te mi ha incantato.
    In lista!

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  4. Io come Mr Ink: l'ho evitato come la peste, ma adesso leggendo la recensione.... ARGHHHHH

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  5. La tua recensione mi ha decisamente dato la spintarella finale per decidermi a leggere questo libro (la Oscar Vault sta prendendo d'assalto l'editoria italiana. Cosa sta succedendo?!?!). Prenotato seduta stante in biblioteca :)

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