venerdì 17 agosto 2018

The end? L'inferno fuori

Torno dopo una settimana con la recensione di un film. Mi dispiace di essere sparita all'improvviso, ma ho avuto un "piccolo" problema: il mio portatile è deceduto in seguito ad un tragico incidente che ha coinvolto una bottiglia d'acqua.
Sostanzialmente tra il lavoro e trovare un modo di salvare i dati (più che altro le foto e i files relativi, appunto, al lavoro) non ho avuto il tempo di scrivere un post in cui avvisavo che finalmente avevo una settimana di ferie.
Ma ora eccomi qui, dal fisso di mia madre perché alzi la mano chi non ha ancora avuto modo di sostituire il portatile (però i files alla fine li ho tratti in salvo).
Ma ora passiamo a The end? L'inferno fuori, un film horror tutto italiano

Ho sentito parlare per la prima volta di questo film sul canale di Victorlaszlo88, perché almeno io non sono incappata in nessuna pubblicità (addirittura nel cinema dove l'ho visto non c'era la locandina tra i film in proiezione, tant'è che per un attimo ho temuto che l'avessero già tolto): si tratta di un horror, cosa che mi ha fatto piacere visto che il cinema italiano ha una grande storia in questo genere (vedi Fulci e Argento), ma che è poi andata a morire.
Sostanzialmete siamo di fronte ad uno di quei film che - al pari di Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento e la trilogia di Smetto quando voglio e Perfetti sconosciuti e Gatta Cenerentola - cerca di ampliare il cinema italiano, che sembra essersi arenato su commedie e film drammatici. Una di quelle rare, ma sempre più frequenti, boccate di aria fresca che, a mio avviso, vanno sostenute.
Per dimostrare che il pubblico qualcosa di diverso lo vuole, e lo premia.

The end? L'inferno fuori è un film horror che con me ha vinto molto facile visto che si basa su tre delle mie più grandi paure: gli ascensori, restarci chiusa dentro, e gli zombie.
Il protagonista è Claudio Verona, un uomo d'affari megalomane, arrogante, di base stronzo, che una mattina resta bloccato in ascensore. E mentre lui è lì, tra un piano e l'altro con le porte leggermente aperte, si scatena l'invasione degli zombie.
Che poi sarebbero della tipologia infetti alla 28 giorni dopo, ma siamo lì.
Misischia, a mio avvisto, ha saputo sfruttare molto bene il fatto che le "regole" di un'apocalisse zombie il pubblico le conosce, e quindi in tal senso non ha portato nessuna innovazione, concentrandosi invece sulla particolarissima ambientazione: se già Train to Busan giocava molto su un'ambientazione quasi claustrofobica, qui si alza di molto la difficoltà perché siamo bloccati col terrore di un'uomo che non solo ha pochi mezzi per capire cosa stia succedendo, ma praticamente nessuno per andarsene, per provare a mettersi in salvo, per cambiare qualcosa.
Claudio non può aiutare nessuno, non può essere aiutato, non ha armi: è bloccato in una specie di stasi mentre intorno a lui succede di tutto.
Uno dei miei grandi timori nell'approcciarmi al film, lo ammetto, era la noia: con un set limitato ad un solo luogo, praticamente con un solo personaggio in scena, non c'era il rischio che il film a una certa diventasse una palla mostruosa? Sì, il rischio c'era, ma a mio avviso è stato evitato: tanto per cominciare Alessandro Roja, che interpreta Claudio, è bravissimo. È credibile in ogni situazione, riesce a mostrare alla perfezione gli stati d'animo del suo personaggio, e a farti affezionare anche se all'inizio è una discreta merda d'uomo. O forse è che siamo umani e se abbiamo un minimo di empatia si mette il "bene più grande" di fronte alle piccolezze.
Poi sono presenti, nella pellicola, diverse comparse, e devo dire che tutti gli attori sono davvero bravi: una menzione speciale a Carolina Crescentini, che ha dato vita a Lorena solo con la voce (è la moglie di Claudio, si sente solo nelle telefonate) e Claudio Camilli.
Insomma, il film - non potendo puntare su enormi scene d'azione - è costruito intorno al dramma umano di Claudio e sulla tensione più che sui jump scare e sul gore. Anzi, il gore (per quanto presente) l'ho trovato molto minore rispetto a quello che si vede di solito in film di questo genere, e a mio avviso negli horror la violenza suggerita fa molta più paura di quella mostrata in tutto il suo schifo.
Poi è sempre possibile che io sia stata in tensione sempre perché sono claustrofobica e di base per me è diventato un film horror nel momento in cui si è fermato l'ascensore, mica quando sono arrivati gli infetti.
Ho trovato molto credibili anche alcune decisioni idiote dei personaggi, perché a mio avviso li hanno resi umani: non sanno cosa sta succedendo, sono terrorizzati e in una situazione al di fuori di ogni schema... errori stupidi e commenti imbecilli ci stanno.

Ma i difetti? Ci sono, ci sono.
Tanto per cominciare anche se il rischio noia è stato in gran parte evitato, ad un certo punto il film è diventa un po' ripetitivo perché c'è un numero piuttosto limitato di cose che possono succedere in due metri quadri. Poi alcuni dialoghi (tramite cellulare o radio) si sente che sono forzati, che non c'era altro modo di far dire certe cose in barba alla naturalezza. E le scene di Roma... beh, diciamo che ovviamente non è stato possibile girare scene di grandiosa distruzione nella nostra capitale, quindi la devastazione della città non si vede se non con fumo sparso e comparse gettate a terra e mo' di "vi giuriamo che è successo un casino".
Ma, tanto per cominciare, si tratta di un'opera prima... e poi ritengo che i pregi superino di gran lunga i difetti.
Per concludere, a me questo film è piaciuto molto, e vi invito ad andarlo a vedere: non solo non è stato pubblicizzato quasi per niente, ma l'hanno fatto uscire il 14 agosto... una data orribile perché non solo in questo periodo si va poco al cinema, ma è uscito anche Ant-Man e Wasp: è come se i produttori avessero detto "Ve lo facciamo fare così state zitti, ma lo facciamo uscire alla membro di cane così non lo guarderà nessuno e ai prossimi che vorranno fare qualcosa di diverso potremo dire di no".
Sul serio: per provare a cambiare il cinema nostrano questi film che provano a staccarsi dalla massa vanno visti al cinema, anche in date schifose, e non recuperati dopo.

6 commenti:

  1. Ti capisco per quanto riguarda l'incidente col computer, anche a me successe tempo fa!
    Questo film non l'ho mai sentito prima, devono averlo pubblicizzato poco... comunque sembra una storia abbastanza particolare e diciamo che mi interessa vedere come è stata sviluppata la storia in un ascensore. Sembra molto originale.

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    1. Secondo me merita di essere visto, ma bisogna tener presente che è un horror a basso budget, nonché opera prima: interessante e son stata incollata alla sedia dal primo all'ultimo minuto, ma ha alcuni difetti innegabili :)

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  2. Film già in lista, seguendo sempre con una certà curiosità il cinema italiano e ibridi di questo genere. Con i miei amati Manetti Bros alla sceneggiatura già ero tranquillo, ma la tua recensione ha dato una spinta in più. Andrò a vederlo, ché con la Marvel ho solo cattivi trascorsi. ;)

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    1. Son contenta che lo andrai a vedere. Non so come sta andando al botteghino, ma quando ci sono andata in sala eravamo solo in cinque :(

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  3. Viste le premesse trovo difficile che lo daranno dalle mie parti, e non è neanche tanto il mio genere, ma per quel che dici tu sul cinema italiano ci proverò comunque ad andarlo a vedere!

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    1. Ormai è quello che faccio anche io, anche se il film in questione non mi ispira moltissimo, tipo Ride (che altrimenti non terrei minimamente in considerazione) e Soldado (che invece mi intriga un bel po’).

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