A reader lives a thousand lives before he dies. The man who never reads lives only one.
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venerdì 21 gennaio 2022
Arcane
Con solo tre mesi di ritardo, anche io mi unisco a tutti coloro che hanno guardato Arcane, serie animata per adulti uscita su Netflix a novembre, e l'hanno amata.
venerdì 26 novembre 2021
Strappare lungo i bordi
Sarò onesta: non ho mai letto niente di Zerocalcare.
So chi è, conosco il suo tratto, i suoi personaggi, ho visto la fila a Lucca per la dedica e l'autografo, ma per qualche motivo i suoi lavori non mi hanno mai attratta.
A volte succede che qualcosa non ci attiri anche se a mente fredda sappiamo che ci piacerebbe.
venerdì 16 aprile 2021
venerdì 16 ottobre 2020
My next Life as a Villainess: All Routes Lead to Doom
Ci sono molti eventi che segnano il passaggio alla vita adulta.
Avere un lavoro, vivere da soli, fare quel passo in più nelle relazioni stabili. Decidere di avere figli o di non averne.
Iscriversi a servizi di streaming legali perché ormai malware e dodici pop-up di Carmen che vuole chattare con te sono una rottura tale da porre fine ad anni da pirata.
Insomma, mi sono iscritta a Chruncyroll.
venerdì 18 settembre 2020
venerdì 10 luglio 2020
Voglio mangiare il tuo pancreas
Per molto tempo non ho avuto alcun desiderio di guardare questo film, nonostante ami l'animazione giapponese: il titolo mi faceva ribrezzo.
L'altra sera, però, ho deciso di recuperarlo, complice il fatto che si trovi su Amazon Prime Video.
Che dire? Voglio mangiare il tuo pancreas merita sicuramente la visione, ma continuo a trovare il titolo assolutamente orrendo e ho cringiato male ogni singola volta che la frase è stata pronunciata.
L'altra sera, però, ho deciso di recuperarlo, complice il fatto che si trovi su Amazon Prime Video.
Che dire? Voglio mangiare il tuo pancreas merita sicuramente la visione, ma continuo a trovare il titolo assolutamente orrendo e ho cringiato male ogni singola volta che la frase è stata pronunciata.
venerdì 22 novembre 2019
venerdì 1 novembre 2019
Klaus
Non faccio spesso segnalazioni di film che stanno per uscire, ma di questo film targato Netflix devo parlare: mi è stato fatto vedere il trailer per la prima volta anni fa, come esempio di giovani con un'idea brillante che cercano finanziamenti, portando in giro e cercando di rendere popolare un trailer palesemente doppiato al risparmio. Quando lo vidi, era l'esempio di un'idea su cui nessuno voleva investire, un progetto che rischiava di non vedere la luce perché dietro il concept base non c'era un nome conosciuto, uno studio di peso.
Ma ce l'hanno fatta, a trovare il finanziatore, e il 15 novembre Klaus approderà sugli schermi e in alcune sale cinematografiche in America.
Oh, e mia sorella è uno degli animatori, quindi avete il dovere morale di fare almeno il mese gratuito su Netflix per dargli visualizzazioni.
Ma ce l'hanno fatta, a trovare il finanziatore, e il 15 novembre Klaus approderà sugli schermi e in alcune sale cinematografiche in America.
Oh, e mia sorella è uno degli animatori, quindi avete il dovere morale di fare almeno il mese gratuito su Netflix per dargli visualizzazioni.
martedì 23 luglio 2019
Knights of the Zodiac - Saint Seiya
In effetti più che dai prossimi giorni direi da oggi, perché ho intenzione di inaugurare la rubrica "Facciamoci del male senza motivo" altrimenti detta "Ho guardato il remake targato Netflix di Saint Seiya".
venerdì 28 giugno 2019
Batman contro Jack lo Squartatore
Dal punto di vista cinematografico la Marvel sta asfaltando la DC, ma non tutti sanno che la DC ha un ambito in cui supera la concorrenza: i film animati.
Piccola specifica: non sto paragonando il comparto animato della DC al Marvel Cinematic Universe, ma al comparto animato della Marvel.
Piccola specifica: non sto paragonando il comparto animato della DC al Marvel Cinematic Universe, ma al comparto animato della Marvel.
venerdì 8 marzo 2019
The rising of the Shield Hero - The promised Neverland
E parliamo degli altri due anime che ho iniziato a seguire in questo periodo.
Non so quando è successo (forse da Sword Art Online?), ma è da qualche anno che ad ogni stagione esce l'anime dove i personaggi finiscono in un videogioco. Se devo essere onesta non ne ho mai seguito uno, e se devo essere del tutto onesta questo qui sono finita a vederlo per un tragico malinteso: credevo fosse uno di quelli dove gente del nostro mondo finisce in un universo fantasy (ho avuto un eccellente imprinting col genere, e pure il suo esatto opposto mi è piaciuto un sacco).
Ma andiamo con ordine: il nostro protagonista è Naofumi, uno studente universitario che - un bel giorno - viene trasportato in un mondo fantasy medioevale assieme ad altri tre ragazzi. I quattro sono stati chiamati in veste di eroi leggendari per salvare il regno dalle invasioni demoniache, ognuno di loro con un'arma mitologica: spada, lancia, arco e... scudo. Fin qui abbastanza nella norma, non fosse che diventa palese la componente "videogioco": i quattro possono usare solo ed unicamente le armi designate, per diventare più forti devono livellare sconfiggendo nemici, possono sbloccare abilità via via che vanno avanti (lo ammetto, il wtf è stato potente in me quando hanno cominciato a parlarne). Per Naofumi, però, iniziano altri problemi: tanto per cominciare lo scudo non è un'arma ergo per lui livellare è difficilissimo, ma soprattutto l'Eroe dello Scudo gode tradizionalmente di una pessima reputazione e per questo tutti lo trattano malissimo, al punto che una ragazza - per poterlo derubare - lo accusa di averla stuprata. E viene creduta.
Naofumi diventa perciò una persona chiusa e ostile, costretto a rimanere lì fino al compimento della profezia, e per sopravvivere decide di comprarsi una schiava, Raphtalia - che mi ha fatto capire che al 90% questo sarà pure un harem - da usare come forza bruta (i punti esperienza vengono divisi tra tutti i membri del party, così anche se i mostri li uccide lei diventa più forte pure lui) che ovviamente finisce per volergli un gran bene, e di base sono le avventure di un bad boy che deve imparare a fidarsi di nuovo degli altri.
Non è nulla di eclatante, però devo dire che nella sua semplicità ha il suo fascino: non è adorabile come My roommate is a cat, né cerca di strapparti l'anima come Dororo, ma i personaggi sono carini, la storia è rilassante, c'è la ship, e apprezzo che non cerchi di essere niente di più di una serie di intrattenimento senza troppi pensieri.
E poi la ragazza puccettosa che mena come un fabbro è un cliché che tende ad attirarmi, così come il tenebroso stronzo destinato alla protezione altrui.
Questo lo conoscevo di fama, e sapevo che mi sarebbe piaciuto. In effetti non ho comprato il manga proprio per quello: so che sembra un controsenso, ma lo spazio scarseggia, il budget è quello che è, e dovendo scegliere ho scelto Girl from the Other Side.
Emma, Ray e Norman sono tre bambini di undici anni. Sono orfani, ma la loro vita procede serena nell'orfanotrofio assieme ai loro 'fratelli', dove vengono accuditi con amore da Isabella, che considerano la loro mamma. La loro casa è in una piccola radura in mezzo ad un bosco, e per la loro protezione i piccoli non possono uscire dai confini dell'orfanotrofio se non nel giorno della loro adozione... e di adozioni ce ne sono tante, con gioia misto tristezza nel cuore dei bambini, anche perché chi se ne va - preso dalla nuova vita - non scrive mai, né manda sue notizie.
Peccato che sia tutta una menzogna: qualcosa di terribile è successo nel mondo, e i tre protagonisti scoprono che restare nell'orfanotrofio vuol dire morire entro i dodici anni. Possono solo provare a scappare, sperando che fuori ci sia un posto sicuro, da qualche parte. Un terra promessa.
Beh, questo è l'anime che mi ha quasi convinta a diventare vegetariana (in realtà mi piacerebbe molto esserlo, ma ho il non indifferente problema che le verdure non solo mi piacciono ma non mi saziano neppure). Se Dororo punta alla tragedia (lo nomino di nuovo perché è l'altro 'serio' che sto seguendo al momento), questo punta alla tensione: fin dall'inizio si capisce che nell'orfanotrofio c'è qualcosa che non va, ma per quanto tu ti aspetti qualcosa di molto simile a quello che poi succede... beh, succede in un modo che riesce comunque a cogliere di sorpresa.
E dopo la rivelazione diventa una guerra di intelletti, con ragazzi che cercano di anticipare le mosse degli avversari senza sapere dove siano e quali siano le informazioni in loro possesso, con il carico emotivo aggiunto dal fatto che sono bambini che hanno visto distrutto il loro piccolo mondo, e hanno scoperto di non potersi fidare non solo della loro mamma, ma dell'unico adulto presente nella loro vita, con la consapevolezza che non saranno salvati e che non c'è letteralmente nessuno a cui chiedere aiuto.
Purtroppo non posso dire molto altro senza cadere nello spoiler, ed essendo una serie che si basa molto sul mistero sarebbe criminale da parte mia sbottonarmi troppo.
Tecnicamente non è male, ma devo confessare di non essere una fan dello stile di disegno (ricalca il manga, non ci si può fare nulla).
The rising of the Shield Hero
Non so quando è successo (forse da Sword Art Online?), ma è da qualche anno che ad ogni stagione esce l'anime dove i personaggi finiscono in un videogioco. Se devo essere onesta non ne ho mai seguito uno, e se devo essere del tutto onesta questo qui sono finita a vederlo per un tragico malinteso: credevo fosse uno di quelli dove gente del nostro mondo finisce in un universo fantasy (ho avuto un eccellente imprinting col genere, e pure il suo esatto opposto mi è piaciuto un sacco).Ma andiamo con ordine: il nostro protagonista è Naofumi, uno studente universitario che - un bel giorno - viene trasportato in un mondo fantasy medioevale assieme ad altri tre ragazzi. I quattro sono stati chiamati in veste di eroi leggendari per salvare il regno dalle invasioni demoniache, ognuno di loro con un'arma mitologica: spada, lancia, arco e... scudo. Fin qui abbastanza nella norma, non fosse che diventa palese la componente "videogioco": i quattro possono usare solo ed unicamente le armi designate, per diventare più forti devono livellare sconfiggendo nemici, possono sbloccare abilità via via che vanno avanti (lo ammetto, il wtf è stato potente in me quando hanno cominciato a parlarne). Per Naofumi, però, iniziano altri problemi: tanto per cominciare lo scudo non è un'arma ergo per lui livellare è difficilissimo, ma soprattutto l'Eroe dello Scudo gode tradizionalmente di una pessima reputazione e per questo tutti lo trattano malissimo, al punto che una ragazza - per poterlo derubare - lo accusa di averla stuprata. E viene creduta.
Naofumi diventa perciò una persona chiusa e ostile, costretto a rimanere lì fino al compimento della profezia, e per sopravvivere decide di comprarsi una schiava, Raphtalia - che mi ha fatto capire che al 90% questo sarà pure un harem - da usare come forza bruta (i punti esperienza vengono divisi tra tutti i membri del party, così anche se i mostri li uccide lei diventa più forte pure lui) che ovviamente finisce per volergli un gran bene, e di base sono le avventure di un bad boy che deve imparare a fidarsi di nuovo degli altri.
Non è nulla di eclatante, però devo dire che nella sua semplicità ha il suo fascino: non è adorabile come My roommate is a cat, né cerca di strapparti l'anima come Dororo, ma i personaggi sono carini, la storia è rilassante, c'è la ship, e apprezzo che non cerchi di essere niente di più di una serie di intrattenimento senza troppi pensieri.
E poi la ragazza puccettosa che mena come un fabbro è un cliché che tende ad attirarmi, così come il tenebroso stronzo destinato alla protezione altrui.
The promised Neverland
Questo lo conoscevo di fama, e sapevo che mi sarebbe piaciuto. In effetti non ho comprato il manga proprio per quello: so che sembra un controsenso, ma lo spazio scarseggia, il budget è quello che è, e dovendo scegliere ho scelto Girl from the Other Side.Emma, Ray e Norman sono tre bambini di undici anni. Sono orfani, ma la loro vita procede serena nell'orfanotrofio assieme ai loro 'fratelli', dove vengono accuditi con amore da Isabella, che considerano la loro mamma. La loro casa è in una piccola radura in mezzo ad un bosco, e per la loro protezione i piccoli non possono uscire dai confini dell'orfanotrofio se non nel giorno della loro adozione... e di adozioni ce ne sono tante, con gioia misto tristezza nel cuore dei bambini, anche perché chi se ne va - preso dalla nuova vita - non scrive mai, né manda sue notizie.
Peccato che sia tutta una menzogna: qualcosa di terribile è successo nel mondo, e i tre protagonisti scoprono che restare nell'orfanotrofio vuol dire morire entro i dodici anni. Possono solo provare a scappare, sperando che fuori ci sia un posto sicuro, da qualche parte. Un terra promessa.
Beh, questo è l'anime che mi ha quasi convinta a diventare vegetariana (in realtà mi piacerebbe molto esserlo, ma ho il non indifferente problema che le verdure non solo mi piacciono ma non mi saziano neppure). Se Dororo punta alla tragedia (lo nomino di nuovo perché è l'altro 'serio' che sto seguendo al momento), questo punta alla tensione: fin dall'inizio si capisce che nell'orfanotrofio c'è qualcosa che non va, ma per quanto tu ti aspetti qualcosa di molto simile a quello che poi succede... beh, succede in un modo che riesce comunque a cogliere di sorpresa.
E dopo la rivelazione diventa una guerra di intelletti, con ragazzi che cercano di anticipare le mosse degli avversari senza sapere dove siano e quali siano le informazioni in loro possesso, con il carico emotivo aggiunto dal fatto che sono bambini che hanno visto distrutto il loro piccolo mondo, e hanno scoperto di non potersi fidare non solo della loro mamma, ma dell'unico adulto presente nella loro vita, con la consapevolezza che non saranno salvati e che non c'è letteralmente nessuno a cui chiedere aiuto.
Purtroppo non posso dire molto altro senza cadere nello spoiler, ed essendo una serie che si basa molto sul mistero sarebbe criminale da parte mia sbottonarmi troppo.
Tecnicamente non è male, ma devo confessare di non essere una fan dello stile di disegno (ricalca il manga, non ci si può fare nulla).
venerdì 15 febbraio 2019
My roommate is a cat - Dororo
Lo scarso tempo a disposizione di questo periodo mi sta rendendo difficoltoso non solo leggere, ma anche seguire serie televisive varie ed eventuali.
Le conseguenze sono state inizialmente tragiche, ma alla fine mi hanno spinta di nuovo verso un mio vecchio, grande amore. Gli anime.
Con episodi di 20 minuti circa l'uno, ho ritrovato qualcosa che riesco a seguire senza troppi problemi, perciò ecco a voi le due serie - iniziate questo inverno, stranamente non sono recuperi - che mi stanno tenendo compagnia in queste settimane.
E più diverse di così non si può.
Nella vita mi è capitato di essere gattara inside, e questo vuol dire che se c'è un felino in una storia, io devo leggerla/guardarla, ed è questo il profondissimo motivo che mi ha portata a seguire una serie che parla di un tizio che si prende un gatto.
In realtà la storia è un po' più complessa: Subaru Mikazuki è uno scrittore di 23 anni, che ha perso da poco i genitori in un incidente stradale. Il ragazzo è sempre stato introverso al limite del patologico: odia le persone e averci a che fare, fa del suo meglio per vivere chiuso in casa limitando i rapporti col mondo esterno il più possibile, e anche per i suoi libri si basa più sulla ricerca che sull'esperienza vera e propria.
Poi, un giorno, trova una gattina al cimitero e decide di portarsela a casa per usarla come fonte di ispirazione, e noi già sappiamo che sarà convertito dall'ovvia adorabilità del gatto, giusto?
Non proprio: l'anime mostra bene due cose, ossia che sul fronte felino siamo davanti ad una randagia che non si fida manco per nulla e - di base - rimane lì perché le danno da mangiare, e sul fronte umano che i problemi di Subaru non sono solo con le persone ma con qualunque cosa abbia una vita, tranne le piante. Forse.
Il rapporto tra i due si sviluppa pian piano, perché entrambi devono imparare a non essere più soli e condividere la quotidianità, e soprattutto convivere con un altro essere vivente costringe il ragazzo ad avere ad uscire dal suo guscio ed interagire con altre persone - deve comprare da mangiare alla micetta, deve portarla dal veterinario, si trova costretto a chiedere consiglio su cosa possa servirle o quale sia una dieta equilibrata per lei, e così facendo si trova ad entrare suo malgrado in quella grande famiglia di svitati che siamo noi possessori di un animale domestico, soprattutto quando ci crediamo tantissimo.
La cosa più interessante, però, è la struttura dell'episodio: le avventure sono piuttosto corte - anche per gli standard di un anime - perché gli ultimi dieci minuti le ripercorrono... ma dal punto di vista di Haru, la gatta, e noi possiamo quindi vedere come i due protagonisti non si capiscano per niente e diano significati completamente diversi alla stessa situazione.
Cosa che rende ancora più carino il momento in cui pensano la stessa cosa.
Si tratta di anime davvero adorabile e divertente, e mi piace come mostri che anche un piccolo cambiamento nella propria vita può spianare la strada ad un'evoluzione molto più grande.
E ora qualcosa di completamente diverso: se My roommate is a cat è cuoricini e feels, questo è dolore e sofferenza. Si tratta dell'adattamento di un manga del maestro Osamu Tezuka del 1967, e la trama è molto più complessa rispetto al "ragazzo adotta una micia" di prima: siamo nel periodo Sengoku, ossia quel simpatico momento della storia giapponese in cui c'erano tanti piccoli feudi costantemente in guerra tra loro. Noi vediamo un signorotto locale che per sopravvivere ed ottenere la grandezza decide di fare un patto coi demoni, senza però essere molto specifico nel prezzo da pagare: gli offre tutto ciò che vogliono.
E quelli accettano, prendendosi... pezzi del figlio primogenito: il bimbo nasce senza pelle, senza arti, senza i cinque sensi. Uno sgorbietto a cui, in pratica, hanno lasciato solo i capelli perché ancora non li aveva, che viene abbandonato a morire in quanto deforme.
Solo che non muore: viene trovato da un medico che crea protesi di legno (accettare il modo in cui funzionano richiede più sospensione dell'incredulità dell'accettare i demoni stessi), che lo battezza Hyakkimaru e decide di provare ad allevarlo. Ora, in una storia del genere è ovvio che il povero protagonista, dopo un inizio così schifoso, almeno qualche vantaggio deve averlo: Hyakkimaru è in grado di muoversi nel mondo vedendo le auree degli esseri viventi, ed è dotato di una forza spaventosa. È anche una calamita per ogni demone del Giappone, data la maledizione che l'ha colpito, ma c'è una via di fuga: quando uccide uno dei demoni che gli ha portato via qualcosa, la riprende.
In sostanza è la storia di un ragazzo cieco, sordo e muto che da la caccia ai demoni, e del bambino (Dororo) che decide di seguirlo perché ok, è forte, ma non ha la più pallida idea di come sia fatto il mondo.
Al di là del comparto tecnico - molto notevole - sto apprezzando i dettagli: è vero che ci sono i mostri, ma il grosso delle cose orrende lo fanno le persone; trovo interessante come si veda come la vita del padre di Hyakkimaru stia peggiorando mano a mano che i demoni con cui ha stretto il patto vengono uccisi; ma soprattutto mi piace come viene rappresentato il modo in cui Hyakkimaru reagisce al riprendersi parti di sé stesso: spesso e volentieri vuol dire diventare più debole - almeno finché non si abitua - perché sta lentamente passando dal non avere un'incolumità di cui preoccuparsi ad avere un corpo, e sentire il dolore. Per non parlare del più che realistico sovraccarico sensoriale quando riacquista l'udito.
Per ora davvero una bella serie che consiglio.
Le conseguenze sono state inizialmente tragiche, ma alla fine mi hanno spinta di nuovo verso un mio vecchio, grande amore. Gli anime.
Con episodi di 20 minuti circa l'uno, ho ritrovato qualcosa che riesco a seguire senza troppi problemi, perciò ecco a voi le due serie - iniziate questo inverno, stranamente non sono recuperi - che mi stanno tenendo compagnia in queste settimane.
E più diverse di così non si può.
My roommate is a cat
Nella vita mi è capitato di essere gattara inside, e questo vuol dire che se c'è un felino in una storia, io devo leggerla/guardarla, ed è questo il profondissimo motivo che mi ha portata a seguire una serie che parla di un tizio che si prende un gatto.In realtà la storia è un po' più complessa: Subaru Mikazuki è uno scrittore di 23 anni, che ha perso da poco i genitori in un incidente stradale. Il ragazzo è sempre stato introverso al limite del patologico: odia le persone e averci a che fare, fa del suo meglio per vivere chiuso in casa limitando i rapporti col mondo esterno il più possibile, e anche per i suoi libri si basa più sulla ricerca che sull'esperienza vera e propria.
Poi, un giorno, trova una gattina al cimitero e decide di portarsela a casa per usarla come fonte di ispirazione, e noi già sappiamo che sarà convertito dall'ovvia adorabilità del gatto, giusto?
Non proprio: l'anime mostra bene due cose, ossia che sul fronte felino siamo davanti ad una randagia che non si fida manco per nulla e - di base - rimane lì perché le danno da mangiare, e sul fronte umano che i problemi di Subaru non sono solo con le persone ma con qualunque cosa abbia una vita, tranne le piante. Forse.
Il rapporto tra i due si sviluppa pian piano, perché entrambi devono imparare a non essere più soli e condividere la quotidianità, e soprattutto convivere con un altro essere vivente costringe il ragazzo ad avere ad uscire dal suo guscio ed interagire con altre persone - deve comprare da mangiare alla micetta, deve portarla dal veterinario, si trova costretto a chiedere consiglio su cosa possa servirle o quale sia una dieta equilibrata per lei, e così facendo si trova ad entrare suo malgrado in quella grande famiglia di svitati che siamo noi possessori di un animale domestico, soprattutto quando ci crediamo tantissimo.
La cosa più interessante, però, è la struttura dell'episodio: le avventure sono piuttosto corte - anche per gli standard di un anime - perché gli ultimi dieci minuti le ripercorrono... ma dal punto di vista di Haru, la gatta, e noi possiamo quindi vedere come i due protagonisti non si capiscano per niente e diano significati completamente diversi alla stessa situazione.
Cosa che rende ancora più carino il momento in cui pensano la stessa cosa.
Si tratta di anime davvero adorabile e divertente, e mi piace come mostri che anche un piccolo cambiamento nella propria vita può spianare la strada ad un'evoluzione molto più grande.
Dororo
E ora qualcosa di completamente diverso: se My roommate is a cat è cuoricini e feels, questo è dolore e sofferenza. Si tratta dell'adattamento di un manga del maestro Osamu Tezuka del 1967, e la trama è molto più complessa rispetto al "ragazzo adotta una micia" di prima: siamo nel periodo Sengoku, ossia quel simpatico momento della storia giapponese in cui c'erano tanti piccoli feudi costantemente in guerra tra loro. Noi vediamo un signorotto locale che per sopravvivere ed ottenere la grandezza decide di fare un patto coi demoni, senza però essere molto specifico nel prezzo da pagare: gli offre tutto ciò che vogliono.E quelli accettano, prendendosi... pezzi del figlio primogenito: il bimbo nasce senza pelle, senza arti, senza i cinque sensi. Uno sgorbietto a cui, in pratica, hanno lasciato solo i capelli perché ancora non li aveva, che viene abbandonato a morire in quanto deforme.
Solo che non muore: viene trovato da un medico che crea protesi di legno (accettare il modo in cui funzionano richiede più sospensione dell'incredulità dell'accettare i demoni stessi), che lo battezza Hyakkimaru e decide di provare ad allevarlo. Ora, in una storia del genere è ovvio che il povero protagonista, dopo un inizio così schifoso, almeno qualche vantaggio deve averlo: Hyakkimaru è in grado di muoversi nel mondo vedendo le auree degli esseri viventi, ed è dotato di una forza spaventosa. È anche una calamita per ogni demone del Giappone, data la maledizione che l'ha colpito, ma c'è una via di fuga: quando uccide uno dei demoni che gli ha portato via qualcosa, la riprende.
In sostanza è la storia di un ragazzo cieco, sordo e muto che da la caccia ai demoni, e del bambino (Dororo) che decide di seguirlo perché ok, è forte, ma non ha la più pallida idea di come sia fatto il mondo.
Al di là del comparto tecnico - molto notevole - sto apprezzando i dettagli: è vero che ci sono i mostri, ma il grosso delle cose orrende lo fanno le persone; trovo interessante come si veda come la vita del padre di Hyakkimaru stia peggiorando mano a mano che i demoni con cui ha stretto il patto vengono uccisi; ma soprattutto mi piace come viene rappresentato il modo in cui Hyakkimaru reagisce al riprendersi parti di sé stesso: spesso e volentieri vuol dire diventare più debole - almeno finché non si abitua - perché sta lentamente passando dal non avere un'incolumità di cui preoccuparsi ad avere un corpo, e sentire il dolore. Per non parlare del più che realistico sovraccarico sensoriale quando riacquista l'udito.
Per ora davvero una bella serie che consiglio.
venerdì 11 gennaio 2019
Star Wars - Rebels
Dopo la sorpresa che fu The Clone Wars, non potevo non guardare anche Rebels... sia pure con un po' di pregiudizio: in fin dei conti si tratta della serie che la sostituì brutalmente, senza che potesse avere una degna conclusione.
venerdì 30 novembre 2018
Star Wars - The Clone Wars
Star Wars - The Clone Wars è una serie animata andata in onda dal 2008 al 2014, i cui eventi si collocano tra Episodio II ed Episodio III.
Sinceramente non mi interessava, un po' perché non mi piace il character design, un po' perché non amo molto i primi tre episodi della saga. Insomma, anche se gli eventi di questa serie fanno parte del canon il fatto che non siano strettamente necessari mi ha sempre permesso di saltarla a piè pari senza troppi sensi di colpa.
Poi mi è capitato l'esame di stato, e la necessità di guardare qualcosa di easy per non impazzire e visto che ero in fase Star Wars ho iniziato a guardarla.
Più o meno come ho iniziato con Doctor Who: perplessità misto non mi piace, ma troppo pigra/curiosa per smettere, e alla fine fan impenitente.
Perché se si resiste, se si va oltre i primi episodi con tono per bambini, con animazioni legnose, e uno stile che può non piacere, ci si rende conto è la cosa migliore uscita dalla trilogia prequel.
Sinceramente non mi interessava, un po' perché non mi piace il character design, un po' perché non amo molto i primi tre episodi della saga. Insomma, anche se gli eventi di questa serie fanno parte del canon il fatto che non siano strettamente necessari mi ha sempre permesso di saltarla a piè pari senza troppi sensi di colpa.
Poi mi è capitato l'esame di stato, e la necessità di guardare qualcosa di easy per non impazzire e visto che ero in fase Star Wars ho iniziato a guardarla.
Più o meno come ho iniziato con Doctor Who: perplessità misto non mi piace, ma troppo pigra/curiosa per smettere, e alla fine fan impenitente.
Perché se si resiste, se si va oltre i primi episodi con tono per bambini, con animazioni legnose, e uno stile che può non piacere, ci si rende conto è la cosa migliore uscita dalla trilogia prequel.
martedì 27 novembre 2018
She-Ra e le principesse guerriere
L'universo narrativo dei Masters of the Universe è uno di cui so poco e niente: rientra in quegli anni di limbo in cui ricordo vagamente alcune delle cose in cui inciampavo in televisione, che sono andate a costituire la cultura pop di buona parte delle mia vita, ma che ero troppo piccola per ricordare con consapevolezza.
In pratica sono sicura di aver visto He-Man ma di lui ricordo solo l'improbabile taglio di capelli e il castello di Skeletor - perché mio cugino grande quando doveva farmi da babysitter saliva in soffitta a prendere gli scatoloni coi suoi vecchi giocattoli e quello era la cosa più bella del mondo (oltre che la prova di quanto mi amasse: il cielo sa quanti gliene ho rotti, senza che mi dicesse nulla). Segue che, di She-Ra, me ne fregasse meno di zero, anche perché all'epoca l'avevano tirata fuori dal cilindro per vendere alle bambine delle Barbie guerriere e l'intento puramente commerciale si notava.
In pratica sono sicura di aver visto He-Man ma di lui ricordo solo l'improbabile taglio di capelli e il castello di Skeletor - perché mio cugino grande quando doveva farmi da babysitter saliva in soffitta a prendere gli scatoloni coi suoi vecchi giocattoli e quello era la cosa più bella del mondo (oltre che la prova di quanto mi amasse: il cielo sa quanti gliene ho rotti, senza che mi dicesse nulla). Segue che, di She-Ra, me ne fregasse meno di zero, anche perché all'epoca l'avevano tirata fuori dal cilindro per vendere alle bambine delle Barbie guerriere e l'intento puramente commerciale si notava.
venerdì 7 settembre 2018
Final Space
Final Space non mi interessava, sul serio: ho già un milione di serie con cui sono indietro e ho pochissimo tempo per vederle, figurarsi se avevo voglia di andare ad infognarmi in un'altra mai sentita prima.
Ma Netflix ti prende per sfinimento: ogni volta che lo accendevo ecco lì il promo, e alla fine mi sono detta "Vabbè, buttiamo un occhio".
Ora posso dire di non avere un'ulteriore serie con cui sono indietro.
L'ho finita in due giorni.
Final Space è una serie animata di fantascienza con target adulto, che narra le avventure di Gary: il nostro protagonista è un carcerato, condannato a rimanere su un'astronave per cinque anni. Ma nell'astronave c'è solo lui, gli unici altri due esseri senzienti sono il computer di bordo HUE e KVN, droide assegnato a Gary come compagno per evitare che impazzisca mentre sconta la pena (piccolo problema: Gary odia KVN con tutte le sue forze).
Le cose sono destinate a cambiare quando sulla nave di Gary arriva uno strano esserino verde, che lui battezza Mooncake, che si porta dietro eserciti e cacciatori di taglie pronti a tutti per catturarlo... perché quello è sì adorabile ma è anche un planet killer e il padrone - il perfido Lord Commander - pronto a tutto per riprenderselo.
Gary si trova quindi a dover proteggere Mooncake col suo assurdo gruppo, a cui si aggiungono il cacciatore di taglie Avogatto, la soldatessa Quinn e il figlio di Avogatto, Gatto Jr.
Personalmente ritengo la serie molto carina: è corta, dieci episodi, comincia con un cliffhanger e finisce pure peggio (meno male che la seconda stagione è confermata) e ha il pregio di avere una trama orizzontale: ogni episodio porta avanti la storia, e già dopo i primi due si comincia ad intuire che c'è un disegno più grande dietro.
Quindi ha battute, momenti drammatici, un alto tasso di violenza e un buon doppiaggio (quello originale, poi, ha delle punte di eccellenza notevoli, come Davind Tennant, Ron Perlman e Gina Torres). Qual è il problema?
I problemi sono due: il primo è Gary, un personaggio puramente comico che a volte risulta eccessivo e fuori luogo, perché lo è nel 98% delle scene, a volte pure in quelle che dovrebbero essere drammatiche, ed l'indiscusso protagonista quindi non puoi togliertelo dalle scatole. Mai.
Il secondo problema sono i predecessori: se si parla di animazione occidentale di fantascienza per adulti, a venire in mente sono Futurama e Rick e Morty, ossia due serie di culto. Final Space non lo è: è una serie carina, con una storia solida, buona caratterizzazione dei personaggi, buon comparto tecnico... ma non ha quei picchi di genio assoluto che il pubblico tende ad aspettarsi visto che gli altri due esempi del genere sono appunto Futurama e Rick e Morty.
Quindi, a mio avviso, siamo di fronte ad un prodotto più che dignitoso, che però non riesce a fare quel passettino in più che lo renderebbe grande.
Chissà, magari ci riuscirà nella seconda stagione. Ma anche se non ci riuscisse, davvero dobbiamo lamentarci perché un genere non è composto unicamente da serie che rasentano la perfezione, ma anche da serie che sono "solamente" carine?
Ma Netflix ti prende per sfinimento: ogni volta che lo accendevo ecco lì il promo, e alla fine mi sono detta "Vabbè, buttiamo un occhio".
Ora posso dire di non avere un'ulteriore serie con cui sono indietro.
L'ho finita in due giorni.
Final Space è una serie animata di fantascienza con target adulto, che narra le avventure di Gary: il nostro protagonista è un carcerato, condannato a rimanere su un'astronave per cinque anni. Ma nell'astronave c'è solo lui, gli unici altri due esseri senzienti sono il computer di bordo HUE e KVN, droide assegnato a Gary come compagno per evitare che impazzisca mentre sconta la pena (piccolo problema: Gary odia KVN con tutte le sue forze).Le cose sono destinate a cambiare quando sulla nave di Gary arriva uno strano esserino verde, che lui battezza Mooncake, che si porta dietro eserciti e cacciatori di taglie pronti a tutti per catturarlo... perché quello è sì adorabile ma è anche un planet killer e il padrone - il perfido Lord Commander - pronto a tutto per riprenderselo.
Gary si trova quindi a dover proteggere Mooncake col suo assurdo gruppo, a cui si aggiungono il cacciatore di taglie Avogatto, la soldatessa Quinn e il figlio di Avogatto, Gatto Jr.
Personalmente ritengo la serie molto carina: è corta, dieci episodi, comincia con un cliffhanger e finisce pure peggio (meno male che la seconda stagione è confermata) e ha il pregio di avere una trama orizzontale: ogni episodio porta avanti la storia, e già dopo i primi due si comincia ad intuire che c'è un disegno più grande dietro.
Quindi ha battute, momenti drammatici, un alto tasso di violenza e un buon doppiaggio (quello originale, poi, ha delle punte di eccellenza notevoli, come Davind Tennant, Ron Perlman e Gina Torres). Qual è il problema?
I problemi sono due: il primo è Gary, un personaggio puramente comico che a volte risulta eccessivo e fuori luogo, perché lo è nel 98% delle scene, a volte pure in quelle che dovrebbero essere drammatiche, ed l'indiscusso protagonista quindi non puoi togliertelo dalle scatole. Mai.
Il secondo problema sono i predecessori: se si parla di animazione occidentale di fantascienza per adulti, a venire in mente sono Futurama e Rick e Morty, ossia due serie di culto. Final Space non lo è: è una serie carina, con una storia solida, buona caratterizzazione dei personaggi, buon comparto tecnico... ma non ha quei picchi di genio assoluto che il pubblico tende ad aspettarsi visto che gli altri due esempi del genere sono appunto Futurama e Rick e Morty.
Quindi, a mio avviso, siamo di fronte ad un prodotto più che dignitoso, che però non riesce a fare quel passettino in più che lo renderebbe grande.
Chissà, magari ci riuscirà nella seconda stagione. Ma anche se non ci riuscisse, davvero dobbiamo lamentarci perché un genere non è composto unicamente da serie che rasentano la perfezione, ma anche da serie che sono "solamente" carine?
sabato 23 settembre 2017
Ducktales
Non ho ricordi precisi della storica serie Ducktales, più che la trama ricordo gli adesivi che io e mia sorella attaccammo ad un vecchio armadio. Ne segue che il reboot mi interessava il giusto e l'onesto (ossia niente o quasi), tant'è che l'episodio pilota non l'ho guardato ad agosto ma lunedì, quando volevo vedere qualcosa di leggero senza impegno e tutti ne avevano parlato bene.
Sono stata molto, molto ingenua: come hanno fatto a sopravvivere quelli che l'hanno visto ad agosto?
Io devo aspettare un paio di giorni prima che esca la prossima puntata, e non sto nella pelle!
La trama di questo primo doppio episodio è puramente introduttiva: Paperino è il solito disoccupato cronico, ma più che in altre versioni sembra disposto ad accettare un lavoro - uno qualunque - per potersi occupare dei nipotini Qui, Quo e Qua. È anche incredibilmente apprensivo, con somma disperazione dei ragazzini che sono invece curiosi ed avventurosi.
Paperone è il solito scorbutico, ricchissimo e - soprattutto - annoiato: si è lasciato avventure ed esplorazioni alle spalle, isolandosi dal mondo. In pratica interagisce solo con la governante Beakley, e forse con la di lei nipotina Gaia.
Le cose cambiano quando Paperino si trova senza babysitter proprio il giorno di un colloquio, e in mancanza di alternative affida i nipoti a Paperone: i tre iperattivi bambini - assieme all'altrettanto vivace Gaia - non solo combinano un sacco di guai, ma ricordano al vecchio zio quanto gli piacessero le avventure, col risultato che (con la scusa di insegnargli a sopravvivere) Paperone decide di rimettersi in gioco portandoseli dietro.
Possibilmente senza dire niente all'iperprotettivo zio.
I punti di forza di questi due episodi sono molteplici: a livello tecnico ho amato che fosse in 2D e non una mostruosità in 3D, ci sono moltissime citazioni e la sceneggiatura è buona. La rielaborazione dei personaggi, poi, è davvero azzeccata: Qui, Quo e Qua hanno una caratterizzazione distinta; non solo sembra che gli stiano dando delle personalità diverse tra loro, ma hanno addirittura storyline separate e interagiscono con gli altri personaggi singolarmente. Considerando che in genere si completano le frasi e hanno la stessa espressione è un bel passo avanti.
Anche Gaia è migliorata: di lei ricordo solo che era noiosissima (più che un personaggio in cui potevano identificarsi le bambine sembrava fatta per permettere ai bambini costretti a portarsi appresso le sorelline di immedesimarsi), e mi sa che non sono tanto lontata dalla verità dato che ad un certo punto si vede la bambola del suo vecchio design trafitta da una freccia. In questa versione è più alla pari coi nipotini, e ho amato che nessuno abbia detto che è un maschiaggio: che sia una bambina a cui piacciono le avventure e su certe cose più competente degli amichetti maschi è considerato così normale da non dover essere neanche commentato.
Ma le cose che più ho apprezzato sono due, e strettamente collegate: tanto per cominciare pare proprio che Paperino sarà uno dei personaggi principali, che sembra scontato ma nella vecchia serie lui non c'era se non in una manciata di episodi. E per finire... questo reboot avrà sì l'avventura, ma la tematica principale sarà la famiglia e già dal primo episodio si capisce che gli autori erano seri quando l'hanno detto: Paperino e Paperone non si parlano da dieci anni ed è chiaro che è stato qualcosa di gravissimo a portare alla rottura, al punto che Paperino non solo non vuole nemmeno vedere lo zio, ma non ha neanche mai detto ai nipoti che Paperone è loro parente.
È evidente ogni volta che si incontrano che c'è un vissuto tra i due, e il fatto che ci sia una trama orizzontale mi piace, così come il fatto che sembri essere qualcosa di drammatico (non posso farci niente, ho un debole per le trame orizzontali drammatiche), e la scena finale... come si fa a non vedersi tutta la serie dopo aver visto quella?
In definitiva questo primo episodio si presenta come l'argomento a favore dei reboot: è così che dovrebbero essere fatti, sempre.
Nota: per adesso l'unico lato negativo che ho trovato sono i doppiatori dei bambini: è troppo evidente che sono tutti adulti. Però c'è David Tennant che doppia Paperone ed è una cosa meravigliosa come Luke Evans che interpreta Gaston.
Sono stata molto, molto ingenua: come hanno fatto a sopravvivere quelli che l'hanno visto ad agosto?
Io devo aspettare un paio di giorni prima che esca la prossima puntata, e non sto nella pelle!
Paperone è il solito scorbutico, ricchissimo e - soprattutto - annoiato: si è lasciato avventure ed esplorazioni alle spalle, isolandosi dal mondo. In pratica interagisce solo con la governante Beakley, e forse con la di lei nipotina Gaia.
Le cose cambiano quando Paperino si trova senza babysitter proprio il giorno di un colloquio, e in mancanza di alternative affida i nipoti a Paperone: i tre iperattivi bambini - assieme all'altrettanto vivace Gaia - non solo combinano un sacco di guai, ma ricordano al vecchio zio quanto gli piacessero le avventure, col risultato che (con la scusa di insegnargli a sopravvivere) Paperone decide di rimettersi in gioco portandoseli dietro.
Possibilmente senza dire niente all'iperprotettivo zio.
I punti di forza di questi due episodi sono molteplici: a livello tecnico ho amato che fosse in 2D e non una mostruosità in 3D, ci sono moltissime citazioni e la sceneggiatura è buona. La rielaborazione dei personaggi, poi, è davvero azzeccata: Qui, Quo e Qua hanno una caratterizzazione distinta; non solo sembra che gli stiano dando delle personalità diverse tra loro, ma hanno addirittura storyline separate e interagiscono con gli altri personaggi singolarmente. Considerando che in genere si completano le frasi e hanno la stessa espressione è un bel passo avanti.
Anche Gaia è migliorata: di lei ricordo solo che era noiosissima (più che un personaggio in cui potevano identificarsi le bambine sembrava fatta per permettere ai bambini costretti a portarsi appresso le sorelline di immedesimarsi), e mi sa che non sono tanto lontata dalla verità dato che ad un certo punto si vede la bambola del suo vecchio design trafitta da una freccia. In questa versione è più alla pari coi nipotini, e ho amato che nessuno abbia detto che è un maschiaggio: che sia una bambina a cui piacciono le avventure e su certe cose più competente degli amichetti maschi è considerato così normale da non dover essere neanche commentato.
Ma le cose che più ho apprezzato sono due, e strettamente collegate: tanto per cominciare pare proprio che Paperino sarà uno dei personaggi principali, che sembra scontato ma nella vecchia serie lui non c'era se non in una manciata di episodi. E per finire... questo reboot avrà sì l'avventura, ma la tematica principale sarà la famiglia e già dal primo episodio si capisce che gli autori erano seri quando l'hanno detto: Paperino e Paperone non si parlano da dieci anni ed è chiaro che è stato qualcosa di gravissimo a portare alla rottura, al punto che Paperino non solo non vuole nemmeno vedere lo zio, ma non ha neanche mai detto ai nipoti che Paperone è loro parente.
È evidente ogni volta che si incontrano che c'è un vissuto tra i due, e il fatto che ci sia una trama orizzontale mi piace, così come il fatto che sembri essere qualcosa di drammatico (non posso farci niente, ho un debole per le trame orizzontali drammatiche), e la scena finale... come si fa a non vedersi tutta la serie dopo aver visto quella?
In definitiva questo primo episodio si presenta come l'argomento a favore dei reboot: è così che dovrebbero essere fatti, sempre.
Nota: per adesso l'unico lato negativo che ho trovato sono i doppiatori dei bambini: è troppo evidente che sono tutti adulti. Però c'è David Tennant che doppia Paperone ed è una cosa meravigliosa come Luke Evans che interpreta Gaston.
martedì 11 ottobre 2016
Hataraku Maou-Sama!
Ci sono un sacco di anime usciti quest'anno che mi piacerebbe guardare, quindi ne sto recuperando uno del 2013, trovato per caso, che offre il giusto mix di azione, momenti intropettivi (= io parto per la tangente con feels a caso) e divertimento dato da premessa assurda.
sabato 16 luglio 2016
Berserk
Parlare del primo episodio della nuova serie di Berserk non è facile, perchè Berserk arriva con una storia: è stato il primo manga con un target adulto che ho letto, anche se adulta di certo non ero. Si tratta inoltre di un manga che è riuscito a diventare un incubo per i suoi lettori: è iniziato nel 1989, ed è ancora in corso (personalmente credo di leggerlo da più di dieci anni). Non solo Kentaro Miura è uno di quei mangaka che fa uscire un capitolo ogni morte di papa (forse perchè disegna così: non è un'illustrazione, è una pagina normale), ma ormai è anche uno degli argomenti a favore del "trascinare una storia è deleterio" perchè Berserk è un capolavoro per la maggior parte, ma ora come ora non si capisce neanche più cosa debbano fare i personaggi (o meglio, noi lo sappiamo, perchè non lo stiano facendo e stiano invece cercando l'isola degli elfi con un party di D&D in cui si è aggregata troppa gente è un altro discorso), e sono addirittura felice che il mio preferito non appaia da anni.
Comunque.
Una serie animata già c'era, uscita nel 1997, ma non l'ho vista nè l'ho mai recuperata, e copriva solo una parte della storia. Poi è uscita una trilogia al cinema che in pratica la riassume (a quanto ho capito, che devo recuperare pure quella).
Ora, nel 2016, è arrivata una seconda serie che finalmente va avanti.
C'è solo un piccolo problema.
Partiamo con le basi: il genere è fantasy, l'ambientazione un medioevo adorabile che a confronto Game of Thrones è Disneyland. Il protagonista è Gatsu, un mercenario marchiato dalle forze del male: tutti i demoni - dal più insignificante al più potente - percepiscono la sua presenza e vogliono ucciderlo. In sostanza Gatsu non può scappare, ma riesce a sopravvivere perchè è un super badass specializzato in tagliare in due persone, cose e demoni.
Furibondo, cupo, cinico e gratuitamente cattivo, Gatsu è un antieroe tendente al sociopatico il cui obbiettivo è vendicarsi di chi gli ha rovinato la vita.
Però potrebbe anche esserci l'Apocalisse di mezzo. Sarebbe bello se Miura approfondisse quello invece di spedire tutti a cercare l'isola degli elfi.
Ma torniamo alla serie.
Allora, di buono c'è che le atmosfere sono azzeccate: tanta violenza, un bel po' di sangue e non si sono tirati indietro per quanto riguarda l'horror. La colonna sonora mi è piaciuta (a parte la ending che non c'incastra niente) e i doppiatori anche.
Il problema è il comparto tecnico, e intendo qualunque immagine ed animazione, in ogni momento.
Per qualche motivo l'hanno fatto con un cel-shading da cavarsi gli occhi e una CG evidentissima che pare applicata con il seguente criterio: "se è un oggetto di metallo, CG". Il tutto condito con le ombre fatte col finto tratto a matita che era orrendo anche negli anni '80.
In sostanza è una roba che nel caso migliore sembra un videogioco del 2006, nel peggiore è questo:
E non voglio neanche parlare del numero di frame, ridotto veramente all'osso.
Questo è un peccato, perchè per apprezzare l'episodio devi trovare il modo di scollegare gli occhi dal senso critico: dialoghi e trama sono belli, anche se Puck è più fuori luogo che mai (comic relief in una serie horror e brutale).
Una lamentela che ho in quanto lettrice è che a quanto pare salteranno un sacco di archi narrativi, che non solo erano molto belli (come quello dei Bambini Perduti), ma che portavano avanti la caratterizzazione di Gatsu ed era importante: Gatsu è uno che divide le persone a cui ha voluto bene in tre categorie. Quelli morti malissimo, quelli che l'hanno tradito in modi che non puoi neanche immaginare, e quelli che sono impazziti.
Tagliare le avventure che lo portano in una situazione in cui ok, si può anche parlare di fidarsi di nuovo e arrivare direttamente al momento in cui lo fa non so quanto possa rendere.
Insomma, io intanto la guarderò per avere qualcosa (ultimo numero uscito nel 2013, forse ne esce un'altro quest'anno) ma direi che non è un prodotto per neofiti: almeno per adesso mi sembra che dia scontato quello che è successo prima, anche se non escludo qualche flashback più avanti (ma onestamente: per quanto L'Epoca d'Oro sia l'arco narrativo più popolare, e ritenuto da molti il migliore, nel corso degli anni hanno adattato solo quello... trovo giusto dare per assodato che se guardi Berserk ormai lo sai).
O forse sono io che ho scordato il senso di straniamento dei primi numeri, in cui c'era questo tizio fortissimo, stronzissimo, che ammazzava demoni ovunque senza sapere come-quando-dove-perchè.
Comunque.
Una serie animata già c'era, uscita nel 1997, ma non l'ho vista nè l'ho mai recuperata, e copriva solo una parte della storia. Poi è uscita una trilogia al cinema che in pratica la riassume (a quanto ho capito, che devo recuperare pure quella).
Ora, nel 2016, è arrivata una seconda serie che finalmente va avanti.
C'è solo un piccolo problema.
Partiamo con le basi: il genere è fantasy, l'ambientazione un medioevo adorabile che a confronto Game of Thrones è Disneyland. Il protagonista è Gatsu, un mercenario marchiato dalle forze del male: tutti i demoni - dal più insignificante al più potente - percepiscono la sua presenza e vogliono ucciderlo. In sostanza Gatsu non può scappare, ma riesce a sopravvivere perchè è un super badass specializzato in tagliare in due persone, cose e demoni.
Furibondo, cupo, cinico e gratuitamente cattivo, Gatsu è un antieroe tendente al sociopatico il cui obbiettivo è vendicarsi di chi gli ha rovinato la vita.
Però potrebbe anche esserci l'Apocalisse di mezzo. Sarebbe bello se Miura approfondisse quello invece di spedire tutti a cercare l'isola degli elfi.
Ma torniamo alla serie.
Allora, di buono c'è che le atmosfere sono azzeccate: tanta violenza, un bel po' di sangue e non si sono tirati indietro per quanto riguarda l'horror. La colonna sonora mi è piaciuta (a parte la ending che non c'incastra niente) e i doppiatori anche.
Il problema è il comparto tecnico, e intendo qualunque immagine ed animazione, in ogni momento.
Per qualche motivo l'hanno fatto con un cel-shading da cavarsi gli occhi e una CG evidentissima che pare applicata con il seguente criterio: "se è un oggetto di metallo, CG". Il tutto condito con le ombre fatte col finto tratto a matita che era orrendo anche negli anni '80.
In sostanza è una roba che nel caso migliore sembra un videogioco del 2006, nel peggiore è questo:
![]() |
| Guardate la bambina e ditemi che non vi causerà incubi |
Questo è un peccato, perchè per apprezzare l'episodio devi trovare il modo di scollegare gli occhi dal senso critico: dialoghi e trama sono belli, anche se Puck è più fuori luogo che mai (comic relief in una serie horror e brutale).
Una lamentela che ho in quanto lettrice è che a quanto pare salteranno un sacco di archi narrativi, che non solo erano molto belli (come quello dei Bambini Perduti), ma che portavano avanti la caratterizzazione di Gatsu ed era importante: Gatsu è uno che divide le persone a cui ha voluto bene in tre categorie. Quelli morti malissimo, quelli che l'hanno tradito in modi che non puoi neanche immaginare, e quelli che sono impazziti.
Tagliare le avventure che lo portano in una situazione in cui ok, si può anche parlare di fidarsi di nuovo e arrivare direttamente al momento in cui lo fa non so quanto possa rendere.
Insomma, io intanto la guarderò per avere qualcosa (ultimo numero uscito nel 2013, forse ne esce un'altro quest'anno) ma direi che non è un prodotto per neofiti: almeno per adesso mi sembra che dia scontato quello che è successo prima, anche se non escludo qualche flashback più avanti (ma onestamente: per quanto L'Epoca d'Oro sia l'arco narrativo più popolare, e ritenuto da molti il migliore, nel corso degli anni hanno adattato solo quello... trovo giusto dare per assodato che se guardi Berserk ormai lo sai).
O forse sono io che ho scordato il senso di straniamento dei primi numeri, in cui c'era questo tizio fortissimo, stronzissimo, che ammazzava demoni ovunque senza sapere come-quando-dove-perchè.
sabato 4 aprile 2015
Song of the Sea
Tomm Moore è un nome da tenere d'occhio, se si apprezza l'animazione: animatore, sceneggiatore e regista irlandese classe 1977, è uno che ha diretto due film. E di questi due film, due sono stati candidati come Miglior Film d'Animazione.
Il ragazzo ha talento, e pertanto in Italia nè The Secret of Kells nè Song of the Sea sono stati distribuiti. Questo sono riuscita a trovarlo solo in inglese sottotitolato in inglese.
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